Corsa al Colle, timing e possibili scenari

La convocazione potrebbe arrivare il 22 gennaio

La corsa al Colle sta entrando nel vivo e, mentre si guarda con attenzione al timing, il vortice del totonomi per il successore di Sergio Mattarella si fa sempre più intenso.

A 30 giorni dalla scadenza del termine del mandato del capo dello Stato, infatti, la Costituzione prevede che vengano convocati in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali per eleggere il nuovo presidente della Repubblica.

Sergio Mattarella giurò il 3 febbraio 2015 pertanto il suo mandato scadrà ufficialmente lo stesso giorno di quest’anno.

Il presidente della Camera, Roberto Fico, sarà chiamato a convocare il Parlamento il 3 gennaio prossimo ma per prassi consolidata la seduta si svolge poi tra i 15 e i 20 giorni successivi, in modo da permettere ai consigli regionali di eleggere i propri tre delegati.

La convocazione, pertanto, potrebbe avvenire per sabato 22 gennaio. L’idea è che ci sia un giorno di vuoto in caso il primo scrutinio finisse senza un nome con la maggioranza assoluta necessaria dal quarto scrutinio. Il nuovo presidente della Repubblica, infatti, per essere nominato tale, deve aver ricevuto due terzi dei voti nei primi tre scrutini e la maggioranza assoluta nel quarto.

A votare saranno 1.007 Grandi Elettori: ai 629 deputati e 320 senatori della XVIII legislatura si aggiungeranno 58 delegati locali. In ogni Regione saranno scelti due esponenti per la maggioranza e uno per la minoranza, tranne in Valle d’Aosta dove ne sarà scelto soltanto uno.

I delegati regionali non sono ancora stati eletti ma, stando a chi ha vinto le elezioni regionali, dovrebbero essere 33 al centrodestra e 25 al centrosinistra.

Non sarà facile giungere a una conclusione, perché di fatto nessuna forza politica ha la maggioranza assoluta.

Nello specifico, il Centrodestra può contare su 450 grandi elettori, 196 della Lega, 127 di Forza Italia, 58 di Fratelli d’Italia, 31 di Coraggio Italia-Cambiamo-Idea, cinque di Noi con l’Italia e 33 delegati regionali.

Il Centrosinistra può arrivare a 420 voti escludendo Italia Viva, 463 includendola. Il Pd ha 133 grandi elettori, il M5S 233, Leu 18, Azione-+Europa cinque e Centro democratico 6.

Ci sono anche 6 senatori a vita: Giorgio Napolitano, Mario Monti, Liliana Segre, Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia.

Il gruppo delle autonomie-minoranze linguistiche conta quattro deputati e cinque senatori; e infine c’è il gruppo misto.

Per quanto riguarda il totonomi, è una vera e propria giungla al momento, con ogni personaggio politico più ancora di ogni partito che lancia in campo nomi più o meno credibili.

D’altronde l’elezione del capo dello Stato è una partita che non esclude colpi di scena.

Per il momento, si sa solo che è stato definitivamente escluso un bis di Mattarella.

C’è l’opzione Mario Draghi, ventilata spesso, ma l’attuale premier ha rimandato la decisione al Parlamento e ha più volte affermato che non sarebbe rispettoso parlarne adesso.

Silvio Berlusconi è un altro nome tra i più gettonati: per l’ex presidente del Consiglio sarebbe una conclusione “giusta” della sua carriera politica e i paritti del Centrodestra hanno assicurato il loro sostegno. Ma anche Matteo Renzi potrebbe essere un (più o meno insospettabile) alleato.

Nella rosa dei candidati appaiono anche Gianni Letta, Giuliano Amato e Pierferdinando Casini, il più giovane tra i papabili.

Potrebbe però essere anche il momento di una donna, ancora mai eletta né al Quirinale né a Palazzo Chigi: una possibile candidata per alcuni potrebbe essere Marta Cartabia, attuale ministro della Giustizia.

Lo scorso ottobre era partita una mobilitazione anche per la candidatura di Liliana Segre ma la senatrice a vita ha rifiutato senza possibilità di replica.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

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