Lo strappo di Putin, braccio di ferro in Ucraina

Berlino sospende l’autorizzazione al gasdotto Nord Stream 2, Usa e Ue firmano sanzioni. Lugansk: soldato ucciso in bombardamento. Putin ha chiesto al Senato l’invio di truppe all’estero

«Siamo in allerta, monitoriamo la situazione»: con queste parole il segretario della Nato Stoltenberg si è rivolto alla stampa dopo la riunione straordinaria della commissione Nato con l’Ucraina tenutasi a Bruxelles questo pomeriggio. Stoltenberg ha precisato che da Mosca stanno arrivando troppe provocazioni: la situazione è critica ma la priorità continua ad essere il dialogo, la diplomazia. «Da parte della Russia c’è stata un’invasione, un’altra dopo quella del 2014: abbiamo notizie di decine di migliaia di soldati, sono schierati droni, missili, carri armati, sistemi di guerra elettronica e di difesa, diversi tipi di missili per diversi tipi di attacchi. Questa è una forza ben equipaggiata. Sono sempre di più le truppe che vengono fatte uscire dai campi di addestramento, sono in posizione di attacco senza preavviso. La situazione è molto pericolosa. La Russia ha ancora la strada della diplomazia, può fare un passo indietro e parlare: siamo pronti anche in questo momento a sederci e a discutere, ma serve fiducia per lavorare in trasparenza», ha spiegato Stoltenberg.

Il segretario ha aggiunto che tutti i membri della Nato e gli alleati stanno partecipando a uno sforzo congiunto per mettere in sicurezza i confini: non c’è stato un dispiegamento fisico delle forze militari Nato ma sono in allerta e pronti all’intervento immediato. «Noi vogliamo democrazia e libertà – ha concluso Stoltenberg – noi lavoriamo per proteggere e difendere i nostri alleati. La Russia ci chiede di firmare e fare promesse, non possiamo accettare l’imposizione di non schierare truppe. Noi vogliamo il diritto di proteggere gli alleati, vecchi o nuovi. Non c’è spazio per il compromesso su questo. Ma su tutto il resto vogliamo il dialogo».

Una parola, dialogo, che sembra cozzare con l’invio contemporaneo delle truppe al fronte. Oggi tanto l’Ue quanto gli Usa di Biden hanno firmato le prime sanzioni contro Mosca (leggi qui) e, mentre il ministero degli Esteri russo aveva reso noto che “per il momento” Mosca non si preparava a schierare forze militari nell’Ucraina orientale, Putin ha chiesto al Senato l’invio di truppe all’estero che gli è stato accordato.

Mercoledì 23 febbraio alle 16 ci sarà l’informativa alla Camera del ministro Di Maio sulla situazione.

Intanto oggi pomeriggio a Kiev è partita una manifestazione davanti all’ambasciata russa. Le autorità dell’autoproclamata Repubblica di Lugansk hanno riferito che un loro soldato della milizia popolare è morto a seguito dei bombardamenti effettuati dall’esercito di Kiev. 

Il premier britannico Boris Johnson è intervenuto davanti alla Camera dei Comuni sottolineando che se la Nato chiamerà il Regno Unito sarà pronto a rispondere. BoJo ha definito “provocatorie e false” le affermazioni fatte dal presidente Putin a sostegno del riconoscimento delle regioni separatiste del Donbass in Ucraina. Lo ha accusato anche di minacciare “una guerra di aggressione senza lo straccio di una giustificazione” sulla base di idee “assurde e persino misticheggianti“.  Infine, ha annunciato sanzioni contro cinque banche russe e per congelare tutti gli asset britannici di alcuni noti oligarchi considerati vicini al presidente russo in risposta alle azioni di Mosca in Ucraina. 

Per quanto concerne il pacchetto di sanzioni proposta dall’Ue, una nota congiunta dei presidenti della Commissione e del Consiglio Ue, Ursula von der Leyen e Charles Michel fa sapere che è inclusa “la capacità del governo e dello Stato russo di accedere a capitali, mercati finanziari e servizi dell’Ue per limitare il finanziamento delle politiche aggressive” di Mosca. I due presidenti “accolgono con favore la salda unità degli Stati membri e la loro determinazione a reagire con fermezza e rapidità”.

Dalla Germania, il cancelliere Olaf Scholz in una conferenza stampa ha annunciato di aver sospeso l’autorizzazione del gasdotto Nord Stream 2. L’Unione Europea contestualmente ha avvisato che preparerà delle sanzioni mirate contro i separatisti. In merito ai rifornimenti di gas, Putin ha comunque rassicurato che «la Russia è destinata a continuare la fornitura ininterrotta di questa risorsa energetica, compreso il gas naturale liquefatto, ai mercati globali, per migliorare l’infrastruttura esistente e aumentare gli investimenti nel settore del gas».

Putin ha inoltre assicurato che la Russia non punta a “ricostruire un impero” mentre il ministro degli Esteri russo Lavrov ha dichiarato che vengono riconosciute le repubbliche ucraine separatiste all’interno degli attuali confini e ha annunciato che gli accordi di Minsk non son più in agenda, perché “le garanzie di sicurezza ora per la Russia sono la priorità massima”.

Parallelamente, la Duma di Stato ha ratificato all’unanimità i trattati di amicizia, cooperazione e assistenza reciproca annunciati da Putin nei confronti delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. I documenti sono stati firmati congiuntamente dal presidente russo e dai leader delle due regioni Denis Pushilin e Leonid Pasechnik.

L’Ungheria ha annunciato che dispiegherà truppe vicino al confine ucraino. Il ministero della Difesa di Budapest ha spiegato che saranno impiegate in parte in compiti umanitari.

Nel frattempo, il ministro degli Esteri ucraino ha convocato per una consultazione l’incaricato d’affari nella Federazione Russa Vasyl Pokotylo. Fra gli interessi economici che tremano in queste ore c’è anche il calcio.

Il 28 maggio si dovrebbe giocare a San Pietroburgo la finale di Champions League. Ora però, stando a quanto riporta il Guardian, pare che la Uefa stia monitorando la situazione, senza escludere l’attuazione di un piano di emergenza che sposti in un altro luogo ritenuto più sicuro la finale.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/ANGELO CARCONI

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