Mosca ha incriminato due ufficiali del battaglione Azov con l’accusa di torture e violenze contro almeno 8 prigionieri russi
«O ci aiutate ora o sarà troppo tardi»: è questo l’appello lanciato dal ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba. «Gli alleati stanno capendo sempre di più che l’Ucraina non combatte solo per se stessa ma combatte anche per loro» ha aggiunto.
In merito al Donbass, Kuleba ha specificato che “i russi si sono ritirati dal Nord perché respinti e perché hanno bisogno di forze nel Donbass. C’è un riposizionamento dal nord all’est” e la battaglia “sarà più dura ancora“. Proprio la guerra in Donbass “ vi ricorderà purtroppo la seconda guerra mondiale: migliaia di tank, aerei, artiglierie. La Russia ha i suoi piani e noi abbiamo i nostri. Ecco perché gli alleati non ci devono dire che ci sono procedure da seguire: o ci aiutate ora, in giorni, o l’aiuto arriverà tardi. Molti civili moriranno, perché l’aiuto è arrivato tardi. Sono moderatamente ottimista sul risultato delle negoziazioni qui al quartier generale della Nato. Sono stato molto chiaro: per vincere una guerra ci vogliono armi“.
«Dopo Bucha non capisco chi siano queste persone: non solo hanno stuprato donne e bambini, hanno persino ammazzato gli animali da compagnia» ha ricordato Kuleba, precisando anche che “il risultato dei negoziati sarà condizionato da quanto accade sul campo di battaglia e dalle sanzioni“.
Secondo il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, invece: «l’incapacità di Kiev di fare accordi sottintende un piano per tirare alla lunga e mette a repentaglio il dialogo con la Russia». Il ministro ha voluto sottolineare che Mosca continuerà comunque ad avere colloqui con l’Ucraina presentando la propria proposta di accordo nonostante le provocazioni.
Ha poi aggiunto: «nonostante tutte le provocazioni, la delegazione russa continuerà il processo negoziale, promuovendo la nostra bozza di accordo, che espone in modo chiaro e completo tutte le nostre posizioni e richieste iniziali e chiave».
Proprio oggi il suo omologo ucraino Kuleba ha accusato Lavrov di essere “complice dei crimini” di Bucha e Mariupol.
Dal G7, intanto, avvertono: «qualsiasi uso da parte della Russia di un’arma nucleare o chimiche sarebbe inaccettabile e comporterebbe gravi conseguenze». Al vertice dei ministri degli Esteri ha partecipato anche Kuleba che su Twitter scrive: «forte senso di unità per l’Ucraina tra alleati e partner. Ancora più importante, una forte determinazione a compiere passi molto concreti per sostenerci. Ho stabilito le priorità e ho sottolineato l’urgenza. In arrivo la risposta di numerosi alleati».
Il consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Mykhailo Podolyak, punta il dito: «i propagandisti russi sono responsabili delle atrocità in Ucraina quanto l’esercito. Per anni hanno coltivato l’odio per l’Ucraina nei media. Ora lo spettatore russo vuole sangue ucraino e non vuole altro. Se Mosca vuole mostrare disponibilità al dialogo, il grado di ostilità nei media deve essere ridotto».
Questa mattina Papa Francesco ha ricevuto il nuovo ambasciatore ucraino in Vaticano, Andrii Yurash, che su Twitter ha scritto: «incredibile onore e privilegio presentare le credenziali come ambasciatore dell’Ucraina presso la Santa Sede a Sua Santità Papa Francesco. Conversazione stimolante ed estremamente motivante con il Santo Padre ed il segretario di Stato Sua Eminenza cardinale Pietro Parolin, scoprendo ancora una volta che la Santa Sede è un sincero partner dell’Ucraina nel fare tutto il possibile per fermare la guerra».
Dall’Organizzazione mondiale della Salute, intanto, arriva la richiesta accorata di accesso umanitario a Mariupol. «L’Oms ha potuto consegnare materiale che ha permesso di salvare vite in numerose zone sotto attacco, ma alcune di queste restano in condizioni di grande difficoltà – ha detto il capo europeo dell’Organizzazione, Hans Kluge, in conferenza stampa a Leopoli. – La priorità chiaramente è Mariupol».
L’Oms ricorda che le strutture sanitarie in Ucraina fino a ora vittima di attacchi sono state 91: «chiaramente una violazione del diritto umanitario internazionale» – aggiunge Kluge sottolineando che l’organizzazione è pronta a tutti gli scenari, dalla cura delle vittime in massa agli attacchi chimici.
L’ambasciatore cinese in Italia Li Junhua intanto ha ricordato che la crisi ucraina non è che il risultato delle “contraddizioni in merito alla sicurezza regionale europea che si sono accumulate nel corso del tempo“. Anche per questo “comprendiamo pienamente le preoccupazioni sulla sicurezza di tutte le parti e sosteniamo un ruolo guida dell’Ue basato sul principio dell’autonomia strategica“, sostenendo l’implementazione di una struttura “che sia sostenibile, efficace ed equilibrata da realizzare attraverso il dialogo e il negoziato tra Europa, Russia e Nato sulla base del principio di indivisibilità della sicurezza“.
L’unico modo per ottenere pace e governabilità durature, ha ribadito Li Junhua, “è quello di considerare le ragionevoli preoccupazioni in materia di sicurezza di tutte le parti, mantenere calma e razionalità, promuovere dialogo negoziale e raggiungere, il prima possibile, una soluzione diplomatica“.
In risposta agli appelli di Kuleba, il segretario generale della Nato Stoltenberg ha annunciato al termine della riunione dei ministri degli Esteri dall’Alleanza un accordo sull’aumento dell’assistenza militare in Ucraina “per permetterle di respingere l’offensiva russa“, anche alla luce del fatto che “la Russia non si sta ritirando, si riposizionando” e ci si aspetta dunque “una grande battaglia nel Donbass con una grande offensiva russa“.
Rispetto al tipo di armamentario fornito, il segretario Nato ha ricordato che “la distinzione tra armi offensive e difensive è bizzarra da applicare in questo caso perché stiamo parlando di dare armi a un Paese che si sta difendendo” e “l’autodifesa è un diritto previsto dalla Carta delle Nazioni Unite“.
Stoltenberg ha commentato anche le posizioni della Cina che “non è disposta a condannare l’aggressione russa e Pechino si è unita a Mosca nel mettere in dubbio il diritto delle nazioni di scegliere la propria strada“.
«Per finire la guerra il presidente Putin deve ritirare le sue truppe dall’Ucraina e mettersi al tavolo dei negoziati – conclude la Nato – Ma dobbiamo essere realistici: non abbiamo indicazioni che abbia cambiato l’obiettivo di controllare l’Ucraina e ottenere vittorie sul campo».
A lato del vertice Nato è intervenuto anche il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu: «le immagini di Bucha, Irpin e altre regioni sono inaccettabili. Queste scene hanno oscurato i negoziati» e “l’atmosfera positiva” che era emersa a Istanbul.
Nel frattempo arriva la notizia che la giustizia russa ha incriminato due ufficiali del battaglione nazionalista ucraino Azov con l’accusa di con l’accusa di torture e violenze contro almeno 8 prigionieri russi, incluso aver sparato loro alle gambe nella regione di Kharkiv, sulla base dell’articolo 317 del Codice penale russo.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/EPA/OLIVIER HOSLET
