In totale il tribunale monocratico ha disposto risarcimenti provvisionali per circa 150mila euro
Il Tribunale di Roma ha condannato gli 8 carabinieri imputati nel processo sui depistaggi relativi al caso di Stefano Cucchi (leggi qui). Il giudice monocratico Roberto Nespeca ha inflitto, tra gli altri, cinque anni al generale Alessandro Casarsa e un anno e tre mesi al colonnello Lorenzo Sabatino. Agli imputati, a seconda delle posizioni, sono stati contestati i reati di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia.
La sentenza è arrivata dopo 8 ore di camera di consiglio nell’aula bunker di Rebibbia.
Francesco Cavallo e Luciano Soligo sono stati condannati a quattro anni, Tiziano Testarmata a un anno e 9 mesi, e a due anni e sei mesi Luca De Cianni a due anni e sei mesi. A Francesco Di Sano, invece, sono stati inflitti un anno e tre mesi, mentre a Massimiliano Colombo Labriola un anno e 9 mesi.
Oltre alle pene, il tribunale monocratico ha disposto provvisionali per circa 150mila euro in totale. Il generale Casarsa, Cavallo e Soligo sono stati condannati al pagamento di 40mila euro alla famiglia Cucchi. A questo si aggiunge un risarcimento in solido fra i tre “e con il responsabile civile ministero della Difesa” di quattromila euro ai due agenti della penitenziaria Nicola Minichini e Antonio Domenici, parti civili nel procedimento.
Gli altri due imputati Tiziano Testarmata e Lorenzo Sabatino dovranno versare 40mila euro. I due carabinieri dovranno pagare, a titolo provvisionale, anche 15mila euro totali agli agenti di polizia penitenziaria.
Infine, De Cianni è stato condannato al pagamento di 10milaeuro in favore di Riccardo Casamassima, anch’esso parte civile, di 28mila euro alla famiglia Cucchi e di altri 15mila euro per gli agenti della polizia penitenziaria.
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha commentato: «sono sotto shock, non credevo sarebbe mai arrivato questo giorno. Anni e anni della nostra vita sono stati distrutti, ma oggi ci siamo. E le persone che ne sono stati la causa, i responsabili, sono stati condannati».
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/MASSIMO PERCOSSI
