Abruzzo: trasferito l’orso Juan Carrito

L’orso è stato trasportato in un’area naturale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

È stato trasferito l’orso Juan Carrito.

Il personale tecnico scientifico e veterinario del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e del Parco della Maiella, in collaborazione con i Carabinieri Forestali, ha catturato e trasferito l’orso M20, meglio noto come Juan Carrito, dalla zona di Roccaraso ad una zona naturale ed isolata nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’orso si è risvegliato e continua ad essere monitorato.

L’obiettivo, fanno sapere dal Parco, è quello di “provare ad indurre l’orso a modificare il proprio comportamento, fortemente condizionato dal cibo antropico e da una estrema confidenza nei confronti della persone, inducendolo allo svernamento, rilasciandolo in un contesto montano isolato”.

Juan Carrito, monitorato costantemente dallo scorso maggio tramite un collare GPS, ha circa due anni ed è figlio dell’orsa Amarena, madre di altri tre cuccioli. Rispetto ai suoi fratelli e sorelle, però, ha mostrato fin da subito ben poco timore nei confronti dell’uomo.

JC- così chiamato dalle persone del posto – si è, infatti, reso protagonista di alcuni eventi curiosi, come l’incursione in una pasticceria di Roccaraso, dove ha fatto incetta di biscotti (ne abbiamo parlato qui).

Il giovane orso si era “stabilito” nella cittadina in provincia dell’Aquila da circa due mesi. Molto amato dagli abitanti del paese, Juan Carrito era ormai diventato una presenza fissa, perché poteva contare su ampie riserve di cibo, che si trovassero nei cassonetti o che gli venissero offerte da turisti e residenti. 

L’animale si è sempre mostrato docile; tuttavia la sua presenza stava iniziando a diventare ingombrante e pericolosa per lo stesso orso. 

Dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise spiegano: «volendo guardare ai prossimi mesi, la giovane età, la sua indole e la presenza costante di cibo sono alcuni degli elementi che possono contribuire a ridurre la durata del periodo di svernamento, aumentando notevolmente quindi il rischio che l’orso possa continuare a frequentare il centro abitato di Roccaraso, che essendo la più grande stazione sciistica dell’Appennino, durante la stagione invernale registra presenze di migliaia di turisti, certamente impreparati all’incontro con un orso, con gravi rischi sia per l’incolumità pubblica, sia per l’orso stesso».

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA


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