Il nuovo capo dello Stato è stato eletto dopo 6 giorni di votazioni con 759 voti
La sesta giornata di elezione del presidente della Repubblica si è aperta con una fumata nera e si è conclusa con una conferma invocata a gran voce e accolta con un generale plauso nella figura di Sergio Mattarella, che ha ottenuto 759 preferenze (qui l’esito dello spoglio decisivo).
Il primo scrutinio della giornata si era chiuso con 387 voti a favore dell’attuale capo di Stato. Nella serata di ieri l’ala centrista costituita da Toti, Cesa e Lupi aveva rilanciato la candidatura di Pierferdinando Casini. Un messaggio da leggere come una mano tesa al centrosinistra che nei giorni precedenti aveva espresso la sua contrarietà a nomine politiche, rifiutando la rosa di personalità presentate dal centrodestra, da Casellati a Nordio.
La decisione dei centristi, emersa anche nella giornata di ieri quando alcuni “franchi tiratori” non hanno risposto alla chiamata della coalizione per Casellati, ha decretato di fatto la prima piccola crepa nel centrodestra che, con il passare con e ore, si è protratta in una vera e propria spaccatura.
Mentre lo spoglio della mattina era ancora in corso, le forze di maggioranza si sono infatti incontrate trasformando quelle che fino a pochi giorni fa sembravano recondite speranze di alcuni in un vero e proprio plebiscito per un Mattarella bis.
È a quel punto che si unisce al coro anche Salvini che, di fronte allo stallo delle ultime convocazioni, apre alla possibilità di un bis: «una parte del Parlamento non vuole trovare un accordo, allora chiediamo a Mattarella di restare, l’importante è che Mattarella non sia percepito come un ripiego» dichiara.
L’apertura del leader della Lega manda su tutte le furie la Meloni che parla di uno “spettacolo indegno“: Fratelli d’Italia è di fatto l’unico partito a opporsi al ritorno di Sergio Mattarella al Quirinale mentre, uno ad uno, i grandi elettori sorridono apertamente all’ipotesi di un secondo mandato al Colle che oltre a rappresentare un’opzione istituzionale confermerebbe anche la stabilità della legislatura.
Riassume bene lo status dell’alleanza Lega-Fi-FdI Ignazio La Russa che, interrogato sullo stato di salute della coalizione, sorride ironico: «effetti sul centrodestra? Quale centrodestra?».
È così che dopo giorni di trattazioni si trova il tanto invocato accordo nella riconferma di una figura chiave per il Paese, non divisiva e accolta positivamente anche dall’opinione pubblica.
Per quanto riguarda il centrosinistra, la conferma di Mattarella non è solo caldeggiata come l’unica opzione conciliante dell’intero arco parlamentare, ma viene rivendicata come una vera e propria vittoria della maggioranza.
«Bisognava mettere insieme tre perimetri – ha dichiarato Letta nel pomeriggio – maggioranza di governo, perimetro delle coalizioni, maggioranza che elegge con il capo dello Stato. Il governo esce oggi più forte. La maggioranza è stata unita, ha lavorato assieme».
«La mia impressione è che abbia vinto l’Italia è che oggi il Paese sia più forte» fa eco un ottimista Speranza che subito richiama l’attenzione sui dossier politici: «da domani la politica deve ricominciare a occuparsi dei problemi reali di chi paga ancora questa crisi».
Quanto al Movimento, Conte si è detto dispiaciuto della battaglia persa per eleggere il primo presidente della Repubblica donna, ma rivendica con pieno orgoglio la riconferma al Quirinale di Mattarella, “un’opzione di garanzia, assolutamente fuori quota“.
La soddisfazione è confermata dagli alleati di Governo forzisti. Bernini, da Forza Italia, rivendica la convergenza sul nome di Mattarella che “non è la sconfitta, ma il riscatto della politica, perché si è arrivati a un accordo che garantisce continuità istituzionale e stabilità di governo“.
Nel frattempo, proprio nella compagine di Governo il capo del Mise Giorgetti fa tremare gli alleati ventilando la possibilità delle sue dimissioni da ministro (qui la cronaca politica).
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MEO
