Il capo dello Stato è il secondo più votato della storia della Repubblica con 759 preferenze, secondo solo a Pertini
Sergio Mattarella ha deciso di “non sottrarsi ai doveri cui si è chiamati“. Il capo dello Stato, eletto ieri sera con 759 preferenze, è il secondo più votato della storia della Repubblica dopo Sandro Pertini e ha risposto a una chiamata corale di tutto l’arco parlamentare, ad eccezione di Fratelli d’Italia e Alternativa (qui il racconto della giornata di ieri).
La rielezione di Mattarella ha anche un altro importante primato: oltre ad essere l’unico ad affrontare un secondo mandato oltre a Giorgio Napolitano, la sua nomina è stata la più lunga della storia della Seconda Repubblica (dal 1994 ad oggi): ha richiesto infatti 8 scrutini.
Il giuramento si terrà il 3 febbraio, giorno di scadenza del primo mandato e di inizio del secondo per Mattarella. In quella data la campana di Montecitorio scandirà la liturgia istituzionale che prevede, fra gli altri riti, anche 21 spari a salve del cannone del Gianicolo e il viaggio a bordo dell’iconica Lancia Flaminia, dalla sua residenza romana fino al Quirinale.
«Avevo altri piani ma se serve sono a disposizione»: in vista della fine del settennato, Mattarella si apprestava ad assaporare i piaceri privati, dalla casa affittata vicino alla figlia ai progetti per i nipoti, ma i doveri istituzionali e il delicato momento di crisi sociale ed economica “naturalmente devono prevalere su altre considerazioni e su prospettive personali differenti, con l’impegno di interpretare le attese e le speranze dei nostri concittadini“.
Secondo alcune voci di Palazzo Chigi, sarebbe stato Draghi la chiave di volta dell’elezione. Il premier si è fatto voce di un sentimento già diffuso ma in parte inespresso dei partiti di mantenere una salda guida istituzionale al comando.
«Farò del mio meglio» conclude il presidente che si rimette alla decisione del Parlamento sovrano e si appresta a mantenere saldo l’ago della bilancia.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/QUIRINALE PALACE PRESS OFFICE/PAOLO GIANDOTTI
