Molestie a scuola, gli ispettori visitano l’istituto

Gli ispettori sono stati inviati dal Ministero dell’Istruzione per accertare la situazione al Valentini-Majorana in seguito alla denuncia di molestie sessuali presentata da una studentessa nei confronti di un insegnante

«Abbiamo ascoltato con interesse le richieste dei ragazzi, ma non possiamo dire nulla». Lo hanno detto, uscendo dal liceo scientifico del complesso scolastico Valentini-Majorana di Castrolibero (Cosenza) gli ispettori inviati dal Ministero dell’Istruzione per accertare la situazione nell’istituto in seguito alla denuncia per presunte molestie sessuali presentata ai carabinieri da una studentessa nei confronti di un professore (leggi qui).

Gli ispettori sono rimasti nell’istituto per oltre cinque ore, incontrando prima una delegazione degli studenti e poi la dirigente Iolanda Maletta. Gli alunni, però, hanno deciso di continuare ad occupare la scuola: «siamo delusi – ha detto uno studente – per l’esito dell’incontro che abbiamo avuto con gli ispettori e non percepiamo, al momento, nulla di concreto. Per questo abbiamo deciso di proseguire l’occupazione della scuola”.

La dirigente Maletta, ha lasciato l’istituto senza fare alcuna dichiarazione. I genitori degli studenti hanno chiesto la rimozione della dirigente scolastica “per evidenti incapacità”, sollecitando anche la nomina di un commissario “che ripristini l’ordine nell’istituto e che, nell’immediatezza, consenta ai ragazzi di riprendere il loro corso di studi in condizioni di sicurezza, competenza e serenità”.

Stando alle prime indiscrezioni, 6 professori dell’istituto hanno inviato una comunicazione agli studenti: «carissimi ragazzi, ve lo vogliamo dire, questa volta la lezione ce l’avete data voi. E bella grande. Ciò che è successo ci ha posto di fronte ad una dura realtà e siete stati voi a sbattercela in faccia. Noi docenti, forse, non siamo stati in grado di ascoltare, di vedere e quindi di capire, il disagio che, evidentemente, pervadeva nel profondo questa scuola. E di questo, noi tutti, non possiamo non sentire il rimorso».

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA

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