Mondo di Mezzo, disposta sorveglianza speciale per Salvatore Buzzi

Buzzi è stato condannato a 12 anni e 10 mesi nell’ambito del maxiprocesso al Mondo di Mezzo. I legali hanno annunciato che chiederanno l’annullamento del provvedimento

L’Ufficio Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma ha deciso di applicare la sorveglianza speciale di due anni e mezzo a Salvatore Buzzi, condannato a 12 anni e 10 mesi di reclusione nell’ambito del maxiprocesso al “Mondo di Mezzo”.

Nei confronti di Buzzi i giudici hanno disposto l’obbligo della dimora in casa dalle 21 alle 7 del mattino, dimora nel comune di residenza, presentazione una volta a settimana alla stazione dei carabinieri, ritiro della patente e obbligo di cercarsi un lavoro.

I difensori Alessandro Diddi e Pier Gerardo Santoro annunciano che chiederanno l’annullamento del provvedimento. «Le misure di sicurezza personali mi erano state proposte in quanto accusato di essere il capo di una associazione mafiosa che poi si è sciolta come neve al sole, ma sono purtroppo rimaste – afferma Buzzi al quotidiano online Spraynews.it e qui veniamo al paradosso: mi è fatto obbligo di cercarmi un lavoro ma l’adozione di questa misura me lo ha fatto perdere. Come è noto anche ai sassi – prosegue Buzzi – io lavoro, assunto regolarmente, in un pub di cui sono il frontman per usare una terminologia rock e la mia attività lavorativa si svolge di sera e notte con chiusura del pub che va fino alle 2 del mattino nei giorni di venerdì e sabato e all’una negli altri giorni. I miei avvocati hanno prontamente avanzato richiesta di poter uscire di casa di sera per poter lavorare, ma fino a quando il Tribunale non mi autorizzerà, non potrò farlo».

Il 2 dicembre 2014 in una maxi-operazione, a Roma, furono arrestate 37 persone accusate di reati a vario titolo, tra i quali anche l’associazione di tipo mafioso. L’inchiesta, conosciuta come “Mondo di Mezzo” (o “Mafia Capitale”) riguarda oltre 100 indagati e verte principalmente sull’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici del Comune di Roma.

Le indagini hanno toccato gli ambienti manageriali e politici della Capitale, vedendo coinvolti, tra gli altri, diversi dirigenti delle società municipalizzate. A guidare l’organizzazione, secondo l’accusa, sarebbero stati l’ex Nar Massimo Carminati e l’amministratore di ccoperative Salvatore Buzzi. Nel primo processo di appello, nel settembre del 2018, Carminati era stato condannato a 14 anni e mezzo, a Buzzi erano stati inflitti 18 anni e quattro mesi. Ad entrambi nel primo appello era stata riconosciuta l’aggravante di mafia caduta poi in Cassazione. Di qui il processo d’appello bis col ricalcolo della pena.

Nel processo di appello bis Carminati è stato condannato a 10 anni di reclusione. Tra gli altri condannati ci sono l’ex consigliere regionale Luca Gramazio a 5 anni e 6 mesi, Franco Panzironi a tre anni e 6 mesi, Riccardo Brugia a 6 anni, Fabrizio Franco Testa cinque anni e 6 mesi, Matteo Calvio a cinque anni e 7 mesi, Paolo Di Ninno a tre anni 8 mesi e 10 giorni, Alessandra Garrone (moglie di Buzzi) a due anni 9 mesi e 10 giorni, Claudio Caldarelli a quattro anni e cinque mesi.

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

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