Consigliere di Kiev: “i negoziati sono in corso”

Zelensky: l’Ucraina si rende conto di non essere nella Nato e che non può entrarci

«I negoziati sono in corso» lo annuncia il consigliere della Presidenza ucraina Mykhailo Podolyak, secondo cui “sono state rinnovate le consultazioni sulla principale piattaforma negoziale. Questioni di regolamentazione generale, cessate il fuoco, ritiro delle truppe dal territorio del Paese“.

In vista del Consiglio Europeo in programma la prossima settimana, il premier Draghi incontrerà in un colloquio preventivo Sanchez e Costa. L’appuntamento è per il 18 marzo alle 11. In collegamento con il primo ministro portoghese e con il presidente del Governo spagnolo anche il premier greco Kyriakos Mitsotakis.

Contestualmente, oggi Draghi ha incontrato il consigliere per la sicurezza nazionale degli Usa Jake Sullivan. I due hanno condiviso una “ferma condanna per l’aggressione ingiustificata da parte della Russia e la necessità di continuare a perseguire una risposta decisa e unitaria nei confronti di Mosca“.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio durante la sua visita in Moldavia ha annunciato: «ci sono anche italiani che sono ancora bloccati in alcune di queste città dell’Ucraina. Continueremo a lavorare per portarli via, ne abbiamo già salvati oltre 200». Il ministro ha inoltre aggiunto: «in queste ore sono stato qui in Moldavia per firmare una dichiarazione congiunta con Chisinau per aiutarli a sostenere l’incredibile crisi umanitaria dei cittadini ucraini. Potremmo arrivare in Europa a cinque milioni di cittadini ucraini rifugiati. Rappresenta la più grande crisi umanitaria che l’Europa abbia vissuto dalla Seconda guerra mondiale».

Relativamente alle trattative, Di Maio ha dichiarato che è una strada “in salita”: «Zelensky ha fatto un’apertura molto chiara sia sulla Nato, sia sulla questione territoriale del Donbass e della Crimea, ma Putin sta dimostrando di non volere la pace – ha detto – la nostra priorità deve andare sui cessate il fuoco locali, ma non in orario d’ufficio, di 8-9 ore, ma per un periodo consono per evacuare i civili».

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha rilasciato questa mattina una conferenza stampa durante la quale ha commentato il nuovo pacchetto di sanzioni varato dall’Ue per fermare l’invasione russa: «l’economia russa non è stata schiacciata dalle sanzioni occidentali – ha detto – ogni difficoltà è un’opportunità di sviluppo. Il lavoro delle delegazioni continua e questo è un fatto positivo». Peskov però ha annunciato che non riesce a prevedere l’esito dei negoziati.

Il presidente della Camera Roberto Fico ha ribadito l’appoggio dell’Italia e dell’Ue all’Ucraina: «è giusto aiutare, è giusto che l’Ue abbia finalmente dato in pochissime ore una risposta da tutti i punti di vista, anche finanziario, umanitario». Fico ha spiegato che è importante che il Parlamento si sia dimostrato unito sulle risoluzioni, ma che rimane fondamentale la diplomazia.

Dello stesso parere la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen: «accolgo con favore la rapida adozione da parte degli Stati membri dell’Ue del quarto pacchetto di sanzioni contro la Russia. Ciò paralizzerà ulteriormente la capacità di Putin di finanziare questa guerra ingiustificata. L’Ue e i suoi partner manterranno la pressione sul Cremlino fino a quando non fermerà l’invasione dell’Ucraina».

Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha annunciato che Russia e Iran si stanno preparando a firmare documenti aggiuntivi che sanciranno un nuovo livello nelle relazioni bilaterali. Lavrov, in un incontro con il suo omologo iraniano Hossein Amirabdollahian ha spiegato: “stiamo lavorando su importanti documenti che puntano a registrare una nuova qualità per la nostra partnership“.

«Siamo tutti impegnati, in modi diversi, e così deve essere» ha dichiarato il cancelliere tedesco Olaf Scholz salutando l’incontro in programma a Kiev che metterà allo stesso tavolo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i premier di Polonia, Mateusz Morawiecki, Repubblica ceca, Petr Fiala e Slovenia, Janez Jansa, per “cercare di contribuire in modi diversi in questa situazione“.

Fa eco al cancelliere il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner secondo cui “nessuno che sostiene Putin è intoccabile“. Al termine dell’Ecofin, il ministro ha ribadito la funzione essenziale delle sanzioni: «abbiamo in gran parte isolato la Russia economicamente, finanziariamente e politicamente e le sanzioni stanno già avendo enormi effetti». Berlino, com’è stato ribadito, “è aperta a ulteriori sanzioni“.

Nonostante questo, Scholz ha ricordato anche che “questa guerra pone anche delle sfide per noi, riguardo alle conseguenze economiche delle sanzioni“. A margine di un incontro con il re Abdullah II di Giordania, il cancelliere ha ribadito che “dobbiamo garantire che che la nostra economia vada bene anche durante questi tempi difficili“.

A margine del Consiglio di Stato indetto in Portogallo per discutere sulla guerra, il presidente Marcelo Rebelo de Sousa ha affermato che “tempi molto difficili” attendono l’Europa e che questo conflitto “avrà un costo nella vita di tutti noi“.

La condanna alla guerra e all’aggressione russa è arrivata unanime dai membri del Consiglio, ivi compresi il leader del partito populista di estrema destra Chega e quello del Partido Comunista Portugues, che ha comunque sottolineato la responsabilità dell’Europa in questo conflitto.

Nel frattempo, la guerra prosegue anche a colpi legislativi. Zelensky ha firmato un decreto sulla sulla responsabilità penale in merito alle collaborazioni con la Russia; da oggi è prevista una reclusione fino a 15 anni per chiunque “collabori con lo Stato aggressore“.

In Russia la Duma ha invece approvato una legge che consente alle compagnie aeree di “registrare nuovamente gli aerei che erano stati noleggiati dall’estero nel tentativo di aggirare le sanzioni occidentali“. Riportando la notizia il New York Post ha evidenziato che il disegno di legge firmato da Putin è mirato a sostenere i voli interni al Paese e “garantire il funzionamento ininterrotto delle attività nel campo dell’aviazione civile“.

Zelensky è anche intervenuto in videocollegamento con il premier britannico Johnson e con gli altri leader della UK Joint Expeditionary Force, il corpo di spedizione militare guidato da Londra cui presenziano anche Danimarca, Finlandia, Estonia, Islanda, Lettonia, Lituania, Olanda, Svezia e Norvegia. «Stiamo facendo del nostro meglio per ottenere i caccia e i sistemi di difesa missilistica – ha spiegato il presidente ucraino – vogliamo avere garanzie affidabili per noi stessi e quindi anche per voi».

«Possiamo ancora fermare l’uccisione delle persone ed è qualcosa che possiamo fare insieme, fermare la distruzione della democrazia e possiamo farlo ora sulla nostra terra, o altrimenti verranno anche da voi» è stato il monito di Zelensky, che non ha risparmiato una denuncia sulle armi fornite all’Ucraina dagli occidentali che “in una settimana ci durano per 20 ore“.

Questo costringe le forze ucraine a “riutilizzare gli equipaggiamenti sottratti ai russi“. L’appello si fa accorato: «aiutandoci, aiuterete voi stessi – prosegue – sapete di quali armamenti abbiamo bisogno, lo sanno tutti».

In conclusione del suo discorso, Zelensky ha ribadito che “l’Ucraina si rende conto che non è nella Nato. Abbiamo sentito per anni parlare di porte aperte, ma abbiamo anche sentito dire che non possiamo entrarci, e dobbiamo riconoscerlo“.

Nel frattempo, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha ribadito “ancora una volta: non saremo coinvolti in questa operazione che la Russia sta conducendo. Non ce n’è bisogno“.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/UFFICIO STAMPA

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