I sommozzatori hanno iniziato a ispezionare lo scafo. Si tenta di evitare il disastro ambientale
Sono iniziati i primi interventi sulla petroliera Xelo, affondata al largo di Gabes, in Tunisia. A bordo vi erano 750 tonnellate di carburante (leggi qui). I sommozzatori hanno iniziato a ispezionare lo scafo.
Lo ha riferito il ministro dei Trasporti tunisino Rabii Majidi durante una conferenza stampa, affermando che non si è registrata al momento alcuna perdita di carburante.
Il ministro, in visita sul luogo dell’incidente insieme alla titolare del dicastero dell’Ambiente, Leila Chikhaoui, ha dichiarato che i subacquei stanno lavorando per agganciare la barca ai rimorchiatori che la riporteranno a galla.
«Questa operazione è tanto delicata quanto complicata, richiede grande abilità» ha osservato il ministro.
È fondamentale agire in fretta per evitare il disastro ambientale perché, come ricorda il Wwf, il luogo del naufragio è ” zona di pesca per 600 pescatori” mentre il Golfo di Gabes “ne ospita circa 34 mila che da decenni subiscono attacchi chimici inquinanti” a causa delle industrie che lavorano i fosfati.
Il ministero della Difesa di Tunisi ha dichiarato che la Marina militare sta supervisionando gli interventi per prevenire l’inquinamento marino sulle coste di Gabes e che i Paesi “amici” hanno offerto aiuto per prevenire fuoriuscite di carburante e scongiurare la catastrofe ambientale.
L’Italia ha messo a disposizione due navi, mezzi aeronavali e anche un drone subacqueo per supportare le autorità locali nell’attività di sorveglianza e monitoraggio di eventuali sversamenti in mare. Il Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI) ha allertato sia mezzi aeronavali, sia i pattugliatori Vega e Orione.
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/Internet/Vesselfinder
