Finanziamento illecito ai partiti, corruzione e riciclaggio sono tra i reati contestati dalla Procura medicea a 11 persone e quattro società
Si chiude l’inchiesta della Procura di Firenze sulla fondazione Open. Sono 11 le persone, tra cui anche Matteo Renzi, Luca Liotti e Maria Elena Boschi, oltre a quattro società, iscritte nel registro degli indagati.
I reati contestati agli indagati dai pm Luca Turco e Antonino Nastasi sono finanziamento illecito ai partiti, corruzione, riciclaggio e traffico di influenze.
Il fascicolo ipotizza che, tra il 2014 e il 2018, i tre esponenti politici abbiano ricevuto oltre tre milioni e mezzo di euro di finanziamenti dalla fondazione.
Da Palazzo Madama è arrivata la risposta del senatore: «non c’è nessun finanziamento illecito ai partiti perché tutto è bonificato e tracciato. La chiusura delle indagini è una buona notizia. Due anni di incessanti indagini, perquisizioni giudicate illegittime dalla Cassazione. Finalmente arriva il momento in cui si passa dalla fogna giustizialista alla civiltà del dibattimento. E lì contano finalmente i fatti e il diritto. Alla fine di questa scandalosa storia emergerà la verità». Renzi ha altresì definito il procedimento “un processo politico alla politica e uno sconfinamento pericoloso per la separazione dei poteri“.
A ricevere l’avviso di chiusura delle indagini anche l’ex presidente di Open, Alberto Bianchi, e l’imprenditore Marco Carrai.
L’inchiesta era partita dall’accertamento sulla plusvalenza da quasi un milione di euro che l’imprenditore Patrizio Donnini avrebbe ricavato con la cessione a Renexia (del Gruppo Toto) di cinque società inattive ma autorizzate alla produzione di energia eolica. Indagini sui legami tra il Gruppo Toto e l’allora partito di Renzi, il Pd, avevano messo in luce un movimento 700 mila euro considerato sospetto. La cifra era stata versata da Toto a Bianchi come consulenza per un contenzioso da 75 milioni con Autostrade.
Si era poi scoperto che parte dei soldi era, invece, indirizzati a Open e al comitato per la riforma costituzionale promossa dall’allora primo ministro.
Da lì, le perquisizioni hanno permesso agli inquirenti di ricostruire la rete di finanziatori fino a ipotizzare un sistema illecito di finanziamento al Pd renziano.
di: Alessia MALCAUS
FOTO: ANSA/ANGELO CARCONI
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