Fine vita, 15 anni dalla morte di Welby

Fu lui ad avviare la lotta per il suicidio assistito

Sono trascorsi 15 anni dalla morte di Piergiorgio Welby, attivista e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni. Colpito da distrofia muscolare, fu lui a chiedere per la prima volta di poter decidere quando mettere fine con dignità alla propria vita.

Il 20 dicembre 2006 Welby chiese al medico Mario Riccio di staccare il respiratore che lo teneva in vita, dopo aver ricevuto il rifiuto del tribunale di Roma all’eutanasia. Riccio è stato in seguito assolto dall’accusa di omicidio.

Dopo Welby, si è creata una vera e propria catena di persone che hanno portato avanti la sua battaglia per una “fine dignitosa”: Dj Fabo è tra coloro di cui si è più parlato, soprattutto per la lunghissima causa a Marco Cappato, dell’associazione Coscioni, che lo aveva accompagnato in Svizzera per ottenere il suicidio assistito.

A 15 anni dalla sua morte, comunque, quel vuoto legislativo che ha impedito a Welby di essere supportato dallo Stato nella sua scelta, esiste ancora: la Camera ha concluso la discussione generale sul Testo unico sul suicidio medicalmente assistito lo scorso 13 dicembre ma i tempi per l’effettiva realizzazione non sembrano brevi.

Intanto, però, un uomo di nome Mario, tetraplegico, è stato il primo ad ottenere il via libera legale al fine vita, secondo l’iter stabilito dalla sentenza Cappato/Antoniani della Corte costituzionale; ciò nonostante Mario ha denunciato l’Azienda sanitaria unica delle Marche e il Comitato Etico della Regione Marche per il reato di “tortura” a seguito del ritardo nelle necessarie verifiche sul farmaco letale da utilizzare e le relative modalità di somministrazione (leggi qui).

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/EPA

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