Via al primo suicidio assistito in Italia. Critiche dal Vaticano

Il Comitato etico dell’Asur Marche ha dato l’ok per l’eutanasia di un paziente tetraplegico

Il Comitato etico dell’azienda sanitaria Asur Marche ha dato il via libera per un suicidio medicalmente assistito in Italia. Come riportato dall’Associazione Coscioni, si tratta per primo caso in assoluto nel nostro Paese e riguarda un paziente marchigiano di 43 anni.

Sulla decisione si è già espresso il Vaticano, criticando la “legittimazione di principio del suicidio assistito“. Per l’istituzione ecclesiastica, che si è espressa tramite la voce della Pontificia Accademia per la Vita, rimane sempre preferibile “la logica delle cure palliative“, nonostante “non disponendo delle informazioni mediche precise sulla situazione clinica, occorre limitarsi a qualche rilievo generale“.

In questa fattispecie il Comitato ha accertato il sussistere delle condizioni indicate dalla Consulta che, con la sentenza n. 242 del 2019, ha stabilito i criteri imprescindibili che devono concorrere per ottenere il via libera. Le condizioni, indicate all’epoca in merito al caso di Dj Fabo (tetraplegico per un incidente stradale, che scelse di morire in Svizzera), sono tra le altre: irreversibilità della malattia, insostenibilità del dolore e chiara volontà del paziente.

Il paziente è un camionista di Pesaro, rimasto immobilizzato a letto dopo un incidente e tetraplegico da 10 anni. Il Comitato dell’azienda sanitaria marchigiana ha impiegato 13 mesi e, attraverso un lungo iter dibattimentale, ha individuato in questo caso tutte le condizioni di legittimità fissate dalla Corte Costituzionale con un team di medici e psicologi.

La storica sentenza del 2019 stabiliva l’illegittimità costituzionale dell’articolo 580 del Codice penale nella parte in cui afferma la punibilità di chiunque “determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione“, a patto che il proposito in questione si formi in modo autonomo in base al “principio personalistico” e a quello di “inviolabilità della libertà personale“.

Altro punto cardine della non punibilità risiede nel fatto che la persona sia tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e sia affetta da patologie irreversibili. Il Comitato a questo proposito ha provveduto a verificare che il paziente avesse sofferenze fisiche o psicologiche reputate intollerabili ma, al contempo, fosse pienamente in condizioni di intendere, volere e prendere decisioni libere e consapevoli.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA

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