Scuola, proteste a causa delle aule fredde

Secondo gli studenti, il Covid potrebbe aver accentuato la problematica

Proteste in tutta Italia per le lezioni scolastiche svolte a temperature molto basse. Secondo un sondaggio di Skuola.net, tre studenti su quattro stanno riscontrando disagi a scuola a causa delle aule fredde.

Il 15% imputa il problema a un malfunzionamento degli impianti di riscaldamento. Il 60%, invece, collega la quasi impraticabilità della propria classe alla necessità di garantire un costante ricambio dell’aria, per evitare la circolazione del Covid. Solamente uno su quattro non lamenta problemi legati al freddo.

La pandemia, appunto. Solo il 5% degli studenti afferma che gli istituti non sono dotati di un sistema di aerazione alternativo. Così, uno studente su due racconta che l’unico modo per permettere il ricircolo dell’aria in aula è quello di tenere sempre le finestre aperte. Nel 29% dei casi, proprio a causa delle temperature in picchiata, si è scelto di effettuare il cambio d’aria lo stretto necessario, e quindi ogni ora e a ricreazione.

Problematica questa che, come anticipato, si aggiunge alla questione dei riscaldamenti malfunzionanti. Secondo uno su tre gli impianti funzionano correttamente solo in alcune aree dell’edificio, mentre uno su cinque lamenta tempi di accensione troppo lunghi. Infine, il 21% degli intervistati (il 31% al Sud Italia) assicura che l’impianto di riscaldamento della propria scuola è rotto o spento. Gli studenti, però, si organizzano per ripararsi dal gelo. Il 68% ammette di fare lezione con il cappotto, mentre il 10% si porta una coperta o un plaid da casa.

Sono molte le proteste scoppiate in tutta Italia. Metà degli studenti riporta che nel proprio istituto sono state organizzate manifestazioni proprio per questo motivo. Nella maggior parte dei casi (il 39%) l’iniziativa è partita dagli studenti, ai quali si sono uniti gli insegnanti nel 9% dei casi.

Il malcontento ha assunto diverse forme. Il 25% degli intervistati ha rivolto delle rimostranze informali al dirigente scolastico, mentre il 23% racconta che queste si sono trasformate in un vero e proprio sciopero. Inoltre, il 20% ha inviato una lettera alla presidenza, mentre l’11% degli studenti ha visto convocare un’assemblea straordinaria per trattare il tema. Infine, l’8% ha organizzato un’autogestione, mentre il 7% ha occupato la scuola.

Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, commenta: «mai come in questo periodo si stanno moltiplicando le proteste nei nostri istituti da parte degli studenti. Occupazioni, autogestioni e scioperi per rivendicare una scuola più a misura di alunno. Il freddo è uno dei tanti motivi che ne sono alla base. E agli annosi problemi dei sistemi di riscaldamento – rotti, accesi per poche ore o peggio impotenti di fronte all’inefficienza energetica dei vetusti edifici – quest’anno si aggiungono pure le procedure anti-Covid. Ovvio che è necessario svolgere le lezioni in sicurezza, ma è altrettanto importante trovare le soluzioni più adatte per permettere a chi vive la scuola quotidianamente, appunto gli studenti, di farlo nelle migliori condizioni possibili».

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/FABIO FRUSTACI

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