Capodanno a Cogne per Annamaria Franzoni

A 20 anni dall’omicidio di Samuele i coniugi tornano nella villetta dove si consumò il delitto

Annamaria Franzoni e il marito, Stefano Lorenzi, hanno trascorso il Capodanno nella villetta di Cogne dove, 20 anni fa, si è consumato il delitto del piccolo Samuele.

Era il 30 gennaio 2002 quando, nella villetta di Montroz, Annamaria Franzoni, all’epoca 30enne, chiamò il 118 perché il figlio più piccolo, Samuele di tre anni, stava male; il bambino morì un’ora più tardi: qualcuno gli aveva fracassato il cranio mentre si trovava nel letto dei genitori. In casa al momento del delitto si trovava solo la madre: l’arma del delitto non venne mai ritrovata, la scena era stata compromessa dai sanitari che avevano provato a rianimare il bambino.

L’autopsia stabilì in seguito che la causa del decesso era da ricondurre a 17 colpi sferrati con un corpo contundente.

A 40 giorni di distanza dall’omicidio di Cogne, la madre venne iscritta ufficialmente nel registro degli indagati e il 14 marzo 2002 venne arrestata con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela.

In realtà, le indagini furono da subito difficili: c’era carenza di indizi, benché vennero trovate tracce di sangue abbondanti sul pigiama della madre nascosto tra le coperte; il 19 luglio 2014 Franzoni venne condannata in primo grado a 30 anni di reclusione.

Il 16 novembre 2005 si aprì il processo di Appello e la pena venne ridotta a 16 anni, sentenza confermata dalla Cassazione nel 2008. Secondo i giudici, il piccolo Samuele venne ucciso dalla madre a causa di un capriccio ma i dubbi sul movente non vennero mai chiariti.

Franzoni ha scontato, alla fine, 6 anni di carcere e cinque ai domiciliari e ha ottenuto tre anni di indulto, estinguendo poi la pena per buona condotta. A fine 2018, la donna è tornata a essere considerata libera a tutti gli effetti.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/THIERRY PRONESTI

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