Dad in Campania, Bianchi: atto da impugnare

Il Ministro dell’istruzione rivendica le sue posizioni e punta il dito contro la decisione autonoma di De Luca

Prosegue il dibattito sulla scuola, dopo le discusse decisioni del Governo che hanno contrariato più parti. A partire da Vincenzo De Luca, che di tutta risposta ha annunciato la chiusura delle scuole in Campania fino al 29 gennaio. Il provvedimento istituisce quindi la didattica a distanza nelle scuole per l’infanzia (nidi e micronidi, sezioni primavera), alle elementari e alle medie.

Il ministro Bianchi, commentando la decisione di De Luca al Corriere della Sera, ha ricordato che “la legge è molto chiara: permette ai presidenti di Regione di intervenire solo in zona rossa e in circostanze straordinarie. Queste condizioni oggi non ci sono oggi. Ritengo vi siano gli estremi per impugnare quell’atto“.

Da un lato, il Governo ha preso un indirizzo preciso, contenuto nell’assunto «scuola in presenza e in sicurezza» di Speranza, dall’altra però, secondo De Luca “non ci sono le condizioni minime di sicurezza e la possibilità di offrire collaborazione adeguata alle autorità scolastiche da parte delle autorità sanitarie“. Prosegue la stoccata del governatore: «e tuttavia siamo il Paese del fare finta, l’importante è prendere le decisioni a Roma».

Sulla stessa linea di De Luca anche il presidente dell’Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli, che aveva già avanzato al ministro Bianchi la richiesta di far slittare l’inizio delle lezioni in presenza per “alzare la percentuale di alunni vaccinati“, “organizzare la distribuzione di mascherine Ffp2 e organizzare sul territorio una campagna di testing degna di questo nome“.

Giannelli ha chiesto un secondo incontro con il ministro dell’Istruzione, in programma per lunedì 10 gennaio. Sulla sponda di De Luca e dei presidi si è aggiunta anche la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli OdontoiatriFnomceo. Per voce del suo presidente Filippo Anelli, anche l’associazione ha chiesto due settimane di tempo per tenere sotto controllo il picco previsto fra metà mese e inizio febbraio.

Infine, si è detto favorevole a uno stop temporaneo e preventivo delle lezioni in presenza anche Guido Rasi, consulente del commissario Francesco Paolo Figliuolo, secondo cui “se non facciamo due settimane adesso poi dovremo fare una cosa frammentata nei prossimi tre mesi“.

Un giudizio dato a “titolo assolutamente personale“, che non ha dunque inficiato la decisione finale, fortemente rivendicata anche dal ministri Bianchi, che rivendica con orgoglio la propria scelta: «finora nessun Paese europeo ha deciso di chiudere le scuole. Se fosse necessario, devono essere le ultime a chiudere».

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA

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