Kazakistan, almeno cinquemila arresti e 164 morti

Il ministro dell’Interno ha stimato un danno economico, derivato dalle violente manifestazioni, di circa 175 milioni di euro

Arrivano i primi bilanci dopo una settimana di disordini e violenze in Kazakistan. Il primo dato ufficiale, pervenuto dal ministero della Salute e non verificabile in modo indipendente, parla di 164 morti nei disordini dell’ultima settimana, dei quali 103 solo nella città di Almaty. La crisi politica che sta affrontando il Paese ha portato finora anche all’arresto di 5.135 persone, nell’ambito di 125 inchieste diverse.

Oggi nella capitale finanziaria del Paese e negli altri focolai delle proteste la situazione “è stabilizzata“, come riferisce il ministro dell’Interno Erlan Tourgoumbaiev, ribadendo che “l’operazione antiterrorismo continua per ristabilire l’ordine nel Paese“.

Corrispondenti locali affermano che le forze di polizia sono ancora schierate per disperdere la folla dalla piazza centrale di Almaty e che ogni tanto si odono dei colpi d’arma da fuoco, sparati in aria come avvertimento. Dopo la tensione dei giorni scorsi, in città hanno riaperto anche alcuni supermercati.

Tourgoumbaiev ha parlato anche di gravi danni economici causati dai violenti scontri che hanno incendiato le piazze del Paese. Si parla, per ora, di almeno 175 milioni di euro di danno, fra i quali rientrano anche più di 100 banche saccheggiate e almeno 400 veicoli distrutti.

Nel frattempo, proseguono i negoziati internazionali per ristabilire l’ordine. Ieri il presidente Tokayev si è confrontato con Mosca (lo abbiamo visto qui) che ha fin da subito sostenuto la tesi di interferenze esterne. È stato inoltre arrestato per alto tradimento il capo dei servizi di sicurezza del Paese, un ex fedelissimo del vecchio presidente Nazarbayev.

Le proteste sono scoppiate per un aumento del costo del gas metano liquido, ma si sono protratte anche dopo l’annuncio del Governo di un calmieramento dei prezzi. Alla base del malcontento ci sarebbe anche la presenza dell’81enne Nazarbayev, ufficialmente dimesso nel 2019 ma ancora influentissimo nella carica di “leader della Nazione”.

Per questo motivo, Nazarbayev è stato rimosso dal suo ruolo. L’ex presidente non ha abbandonato il Paese (a differenza di quanto affermassero alcun voci circolate in precedenza) e ha lanciato un appello a “raccogliersi attorno al presidente Tokayev“.

di: Marianna MANCINI

FOTO: EPA/RADMIR FAHRUTDINOV

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