Il bambino di “Nevermind” fa di nuovo causa ai Nirvana

Spencer Elden, l’uomo che da bambino venne ritratto nudo sulla copertina dell’album della band di Seattle, ha denunciato nuovamente la band per sfruttamento sessuale

Spencer Elden, l’uomo che da bambino venne ritratto nudo sulla copertina di Nevermind, l’iconico album pubblicato dai Nirvana nel 1991, ha denunciato nuovamente la band per sfruttamento sessuale.

Nelle scorse settimane il giudice distrettuale di Los Angeles Fernando Olguin, aveva respinto la prima causa intentata da Elden, perché quest’ultimo non aveva risposto in modo tempestivo alla mozione della difesa che chiedeva l’archiviazione.

Il trentenne sostiene che “la natura lasciva dell’immagine“, un dimbo nudo che nuota sott’acqua verso una banconota attaccata a un amo da pesca, renderebbe la copertina “pornografia infantile” e che il gruppo di Seattle avrebbe guadagnato milioni di dollari a sue spese.

Tra i dieci soggetti denunciati figurano Dave Grohl e Kris Novoselic, batterista e bassista del trio, Courtney Love, vedova del cantante e chitarrista Kurt Cobain, il fotografo Kirk Weddle e diverse case discografiche. Elden pretende da ciascuno un risarcimento pari ad almeno 150 mila dollari in quanto sostiene che lo scatto gli abbia causato “danni per tutta la vita”.

La nuova denuncia contiene una dichiarazione del direttore artistico Robert Fisher – la cui posizione è stata archiviata il mese scorso da Olguin – secondo il quale era stata preparata una copertina alternativa raffigurante un altro bambino, del quale non venivano mostrate le parti intime. Stando alla versione di Elden, la band decise, per risparmiare, di ricorrere all’immagine, poi diventata uno degli artwork più noti della storia del rock.

Questa volta Elden ha lasciato cadere l’accusa di violazione della legge federale del 2003 sul traffico sessuale di minori in quanto ne era stata negata l’applicazione retroattiva.

Nevermind contiene alcune delle canzoni più note dei Nirvana, come Smells Like Teen Spirit e Come As You Are. Il disco, che ha venduto oltre 30 milioni di copie in tutto il mondo, è uno degli album simbolo del grunge dei primi anni Novanta, insieme a Ten (1991) dei Pearl Jam e Dirt (1992) degli Alice In Chains

di: Francesca LASI

FOTO: PIXABAY

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