Ucraina, Blinken chiede dimostrazioni a Mosca

Per la Russia sono previsti costi pesanti in caso di attacco. Intanto Kiev accusa Mosca di aver fornito armi ai separatisti

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il premier britannico Boris Johnson hanno avuto un colloquio telefonico ieri sera in cui hanno parlato della situazione dell’Ucraina e del conflitto con la Russia (leggi qui).

Secondo quanto riferisce il portavoce Steffen Hebestreit, i due leader hanno concordato sulla necessità di evitare un’aggressione militare contro l’Ucraina e hanno reso chiaro che se la Russia dovesse fare una cosa del genere, i costi da pagare sarebbero elevati.

Intanto a Ginevra sono iniziati i colloqui tra il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov e il segretario di Stato Usa Antony Blinken. «Spero, e mi aspetto, che saremo in grado di verificare se le strade della diplomazia e del dialogo rimangono aperte, intendiamo seguire questa strada per risolvere pacificamente le nostre divergenze», ha detto l’esponente dell’amministrazione Biden. «Non ci aspettiamo svolte dai colloqui con Blinken, ma risposte», ha dichiarato invece il numero uno della diplomazia del Cremlino.

Blinken non ha tardato a sottolineare che gli Usa si aspettano prove e rassicurazioni: Mosca deve dimostrare di non voler invadere l’Ucraina. «Gli Stati Uniti reagiranno a qualsiasi aggressione da parte della Russia anche non militare», ha sottolineato il capo della diplomazia americana, confermando che gli Usa sono d’accordo per fornire delle “idee” sotto forma di risposte scritte a Mosca la prossima settimana. Lavrov dal suo canto ha detto che Mosca “non ha mai minacciato il popolo ucraino“.

Kiev ha accusato Mosca di aver aumentato le forniture di armi ed equipaggiamenti militari ai separatisti filorussi. I servizi di informazione militari ucraini hanno dichiarato che “la Russia continua a rafforzare le capacità di combattimento dei separatisti in Ucraina orientale e dall’inizio del mese ha fornito diversi carri armati, sistemi di artiglieria e munizioni“.

Mosca intanto chiede il ritiro delle truppe straniere della Nato dalla Romania e dalla Bulgaria. «Non c’è ambiguità – scrive il ministero degli Esteri russo in risposta a una domanda scritta – si tratta del ritiro delle forze straniere, degli equipaggiamenti e degli armamenti, al fine di tornare alla situazione del 1997 in quei Paesi che all’epoca non erano membri della Nato. È il caso della Romania e della Bulgaria». Ma il Governo bulgaro non è d’accordo: «la Bulgaria è un Paese sovrano, che da tempo ha deciso di diventare membro della Nato. Per questo decidiamo da soli come organizzare la difesa del nostro Paese in coordinamento con i nostri partner», ha ribattuto il premier bulgaro, Kiril Petkov, rispedendo al mittente la pretesa di Mosca.

Sempre nell’ambito della guerra fredda tra i due Paesi, il Governo olandese ha aperto alla possibilità di fornire un sostegno militare a Kiev. Lo ha detto il ministro degli Esteri Wopke Hoekstra in parlamento, sottolineando che verrà considerato “esplicitamente” il contesto attuale, perché in un primo momento i Paesi Bassi erano contrari agli aiuti militari all’Ucraina ma la situazione oggi è diversa.

di: Micaela FERRARO

FOTO: PIXABAY

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