In arrivo nuove sanzioni Ue contro Mosca

Domani potrebbero riprendere i negoziati fra Ucraina e Russia, con la mediazione invocata da Zelensky di Israele e Turchia

È stato convocato per questo pomeriggio il Coreper, che riunirà gli ambasciatori europei per approvare il quarto pacchetto di sanzioni dell’Unione contro Mosca.

Sul tavolo ci sarebbero nuove misure restrittive e il via libera a una dichiarazione all’Organizzazione Mondiale del Commercio, oltre a uno stop a qualsiasi scambio di beni di lusso fra Bruxelles e Mosca.

Dopo l’annuncio del ministro degli Esteri turco che Ankara non seguirà l’Occidente nelle sanzioni imposte alla Russia (qui), prosegue la condanna internazionale al conflitto.

L’Ucraina starebbe lavorando in stretta cooperazione con Turchia e Israele per imbastire nuovi colloqui con la Russia. Il consigliere presidenziale e negoziatore ucraino Mykhailo Podolyak ha spiegato che il luogo è in fase di definizione (“non credo ci vorrà molto ad arrivarci“) e che ci sono diverse proposte sul tavolo.

«Comprese quelle sull’accordo politico e, soprattutto, sull’accordo militare. Intendo il cessate il fuoco, la formula del cessate il fuoco e il ritiro delle truppe. Tutto ciò viene elaborato dai gruppi di lavoro. Non appena saranno sviluppato il formato giuridico, sarà programmato un incontro: il quarto round di colloqui. Questo è possibile domani, dopodomani (14-15 marzo)» ha spiegato su Telegram.

Una conferma arriva anche dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov secondo cui “i colloqui tra Zelensky e Putin non sono esclusi“: bisogna solo definire le modalità dell’incontro e i risultati sperati.

Podolyak ha voluto sottolineare la piega positiva che stanno prendendo i negoziati, durante i quali “la Federazione russa non sta ponendo ultimatum ma ascolta attentamente le nostre proposte“.

Le posizioni ucraine, sostanzialmente riassumibili nella “fine della guerra ed il ritiro delle truppe della Federazione russa“, vengono dunque ascoltate: «vedo comprensione e c’è un dialogo».

Ad ogni modo, Peskov ha ribadito che è “troppo presto per parlare dei risultati dei colloqui condotti dal team” guidato da Medinsky.

Domani consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan incontrerà a Roma l’ambasciatore Luigi Mattiolo, consigliere diplomatico della Presidenza del Consiglio, per “continuare a coordinare una risposta internazionale forte e coesa” all’invasione russa dell’Ucraina.

Sempre a Roma, Sullivan incontrerà anche il capo della diplomazia del Partito comunista cinese Yang Jiechi.

Il consigliere statunitense ha parlato di un'”escalation della retorica da parte della Russia che cerca di accusare gli ucraini e gli Stati Uniti di voler usare armi chimiche o biologiche e questo è un indicatore che di fatto i russi stanno preparandosi a farlo loro per cercare di dare la responsabilità ad altri“.

Dritan Abazovic, incaricato del nuovo Esecutivo in formazione del Montenegro, ha ribadito la posizione allineata di Podgorica a quella degli alleati Nato, condannando l’aggressione all’Ucraina e sostenendo l’integrità territoriale del Paese.

Dai Balcani si alza anche la voce della Croazia, anch’essa membra Nato, che ha dichiarato l’intenzione di attivare Patriot, quindi con il dislocamento sul territorio del il sistema di difesa antiaerea, così come è stato recentemente fatto in Polonia.

A tale scopo una delegazione si recherà a Washington nei prossimi giorni. Ad allarmare Zagabria è stato anche un drone militare proveniente dall’Ucraina che giovedì sera si è schiantandosi in un quartiere della Capitale densamente popolato provocando, fortunatamente, solo danni ad alcune auto parcheggiate.

Dal rabbino capo di Israele David Lau, in visita ad un campo profughi a Chisinau in Moldavia, è arrivato un nuovo appello alla solidarietà rivolto al suo Paese: «Israele deve aprire la porta ai profughi. Che non avvenga che una persona in fuga dal fuoco, dalle ostilità, che non sappia doveva andare – non trovi qua almeno una zona di riparo».

L’annuncio sembra rispondere implicitamente alla decisione della ministra degli Interni Ayelet Shaked che ha limitato a cinquemila il numero di profughi non ebrei che avranno accesso in Israele.

Manifestazioni per la pace

Raccogliendo l’appello rilanciato anche dal dissidente Aleksei Navalny, in carcere da oltre un anno, migliaia di manifestanti russi sono scesi in piazza alle 14 per protestare contro l’invasione armata dell’Ucraina.

Le proteste si stanno svolgendo in almeno 23 città e secondo quanto riportato dall’ong Ovd-Info sono state arrestate già 200 persone.

Si manifesta anche in Ucraina, in particolare a nella città meridionale di Kherson dove i cittadini sono scesi in piazza per protestare contro l’occupazione russa e contro l’ipotesi ventilata di un referendum per indire un’altra regione separatista sul modello di Donetsk e Lugansk.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/BENEDETTA GUERRERA

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