Borrell: la no-fly zone porterebbe a un conflitto mondiale

L’ex procuratore del Tribunale dell’Aja per l’ex Jugoslavia: “mandato di cattura contro Putin immediato”

Dopo una notte, l’ennesima, di sirene antimissile nelle città ucraine, il 18esimo giorno di conflitto è iniziato con qualche apertura e molte preoccupazioni. Ieri Mosca avrebbe dato il suo ok a un incontro diplomatico con la controparte a Gerusalemme (qui), senza però al contempo dare alcun segno di fermare l’invasione.

«Putin contava su una Nato divisa, un Occidente diviso e, sinceramente, un’America divisa. Ma non ha avuto niente di tutto questo» ha scritto in un tweet il presidente Joe Biden, rivendicando l’azione coesa dell’Alleanza.

Oltreoceano si eleva anche la voce di Trump che, tornando a parlare dal South Carolina, mette in guardia: l’invasione “potrebbe portare alla terza guerra mondiale” e le cose andranno “di male in peggio” perché “non abbiamo nessuno che possa parlare con lui. Avevate in me qualcuno che poteva parlarci: nessuno è stato più duro di me con la Russia“.

«Se avesse avuto rispetto per il nostro presidente non sarebbe mai accaduto» aggiunge.

È preoccupato anche il segretario della Nato Stoltenberg: «vediamo con orrore il numero crescente di vittime civili e l’insensata distruzione da parte delle forze russe. Il popolo ucraino sta resistendo con coraggio e determinazione, ma è probabile che i prossimi giorni porteranno una sofferenza ancora maggiore» ha dichiarato in un’intervista.

Stoltenberg torna a parlare anche delle armi biologiche; respingendo le accuse di Mosca sull’esistenza di laboratori segreti in Ucraina gestiti dagli Usa, il segretario Nato invita a “rimanere vigili” perché “è possibile che la Russia stessa stia pianificando missioni con armi chimiche“.

A proposito di nucleare invece, oggi il ministro degli Esteri del Qatar Al-Thani incontrerà l’omologo russo Lavrov dopo aver parlato con Blinken. Il qatarino e il suo collega iraniano hanno infatti espresso preoccupazione per la sorte dei colloqui in corso a Vienna sul nucleare, minacciata dalle sanzioni internazionali imposte alla Russia (qui).

Parlando di scenari possibili, il segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa dell’Ucraina Oleksiy Danilov ha dichiarato che il prossimo obiettivo della Russia, in caso di vittoria, sarà la Lituania.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla sicurezza nazionale Franco Gabrielli, già capo della Polizia e della Protezione civile, ha allertato anche sulla cyber-sicurezza e sui rischi di una guerra virtuale contro i sistemi informatici. «Non a caso la Nato – sottolinea – ha indicato la cibernetica come un quinto settore di possibile conflitto che va ad aggiungersi ai quattro classici: cielo, terra, mare e spazio».

Mentre il Ministero della Difesa ucraino continua a invocare una chiusura dei cieli, Borrell ha allontanato nuovamente l’ipotesi di una no-fly zone che rischierebbe di “allargare il conflitto a una terza guerra mondiale“.

«Quando qualcuno chiede una no-fly zone – ha spiegato l’Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell’Ue – significa avere la capacità e la volontà di abbattere gli aerei russi che la violano».

È dello stesso parere anche il presidente polacco Andrez Duda, che non consentirà il trasferimento dei Mig 29 dal suo Paese verso l’Ucraina perché “significherebbe che i jet della Nato vengono mandati nello spazio aereo ucraino” e questo “significherebbe aprire una terza guerra mondiale“.

Concorda con queste posizioni anche Stoltenberg che ha ricordato che “la guerra va chiusa non ampliata“. La no-fly zone imporrebbe uno scontro diretto e “si rischierebbe un’escalation incontrollabile“.

Intanto, si è espressa anche procuratore generale svizzero ed ex chief prosecutor del Tribunale dell’Aja per l’ex Jugoslavia Carla Del Ponte, inneggiando a un mandato di cattura internazionale contro Putin.

«Incriminare Putin come Milosevic e Karadzic? So che il procuratore della Corte penale internazionale ha aperto un’inchiesta per i crimini di guerra e contro l’umanità che sono stati commessi e si commettono tuttora durante il conflitto in Ucraina. Le prove permetteranno non solo di stabilire quali e quanti ne sono stati commessi, ma anche di identificare gli autori. Ma il primo responsabile è sicuramente il presidente Putin» ha dichiarato in un’intervista a La Repubblica.

La Turchia si defila dalle sanzioni internazionali: il ministero degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha dichiarato che Ankara non si unirà alle sanzioni imposte dall’Occidente contro Mosca.

Manifestazioni per la pace

Nel mondo proseguono le manifestazioni per una risoluzione pacifica del conflitto. Dopo la folla in piazza ieri a Firenze, circa 20mila persone che hanno ricevuto il videomessaggio di Zelensky, oggi si torna a manifestare contro l’invasione anche a Milano.

In Russia sono in programma diverse proteste, caldeggiate anche dall’oppositore Alexei Navalny che, dal carcere e attraverso la sua portavoce Kyra Yarmish, ha esortato “tutti ad andare alla manifestazione quest’oggi“.

Profughi in fuga dalla guerra

Stando ai primi dati del Viminale, in Italia sono già arrivati 35mila profughi ucraini, che hanno trovato un posto grazie ad uno “spontaneismo” dell’accoglienza fatta di una rete di parenti e conoscenti.

Sono comunque al vaglio da parte di Regioni e Protezione civile soluzioni più strutturali che garantiscano un alloggio sicuro alle persone in arrivo.

Questa mattina un autobus con a bordo una ventina di cittadini ucraini diretto a Pescara si è ribaltato sulla A14 provocando la morte di una persona (qui).

Il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu ha reso noto di aver parlato con l’omologo russo Lavrov: «abbiamo chiesto il suo aiuto per l’evacuazione dei nostri cittadini» da Mariupol.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/JULIEN WARNAND

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