Stoltenberg: “Nato rafforzerà presenza a est”

Unicef: crisi protezione bambini, niente è al sicuro. Mosca: risposta appropriata a Polonia per espulsione diplomatici. Nato: “preoccupazione per sostegno Cina”

I leader dell’Alleanza Atlantica sarebbero sul punto di “rafforzare ulteriormente la presenza della Nato nel suo lato orientale“. Ad annunciarlo è il numero uno, Jens Stoltenberg: la decisione dovrebbe arrivare domani.

«Mi aspetto che domani i leader accetteranno di rafforzare la posizione della Nato in tutti i domini con importanti incrementi di forze nella parte orientale dell’alleanza: a terra, in aria e in mare – ha affermato il segretario. – Il primo passo è il dispiegamento di quattro nuovi battlegroup della Nato in Bulgaria, Ungheria, Romania e Slovacchia. Ciò significa che avremo 8 battlegroup Nato dal Baltico al Mar Nero».

In vista del summit di domani, ancora, Stoltenberg si aspetta che venga affrontato “il ruolo della Cina in questa crisi“. «La Cina ha fornito alla Russia sostegno politico, anche diffondendo palesi menzogne e disinformazione. Gli alleati sono preoccupati che la Cina possa fornire supporto materiale per l’invasione russa» – ha dichiarato.

Relativamente all’utilizzo delle armi, Stoltenberg spiega: «ogni utilizzo di armi chimiche cambierebbe totalmente la natura di questo conflitto e sarebbe una palese violazione del diritto internazionale e avrebbe forti conseguenze. Mosca deve smetterla con le minacce nucleari, una guerra atomica non si può vincere e non deve essere combattuta. La Nato darà ulteriore sostegno a Ucraina per quanto riguarda la difesa da attacchi cyber ed equipaggiamento contro armi chimiche, biologiche e nucleari. Ma non manderemo truppe in Ucraina».

Secondo il primo ministro britannico Boris Johnson gli alleati Nato dovrebbero fornire ulteriori aiuti militari difensivi all’Ucraina. Durante una riunione di gabinetto Johnson ha spiegato che “le azioni di Putin hanno già varcato la soglia della barbarie e che l’Occidente non dovrebbe esitare a rafforzare le sanzioni e fornire ulteriori aiuti militari difensivi all’Ucraina”. 

Il presidente americano Joe Biden, in partenza per l’Europa, avrebbe affermato di essere preoccupato per la “minaccia reale” che la Russia utilizzi armi chimiche.

Mosca, nel frattempo, deve fare i conti con il dissenso: stando a quanto riferisce l’agenzia Bloomberg, infatti, l’inviato per il clima, Anatoly Chubais, si sarebbe dimesso lasciando il Paese. Si tratta del più alto funzionario che rompe i rapporti con il Cremlino dall’inizio dell’invasione.

Mykhailo Podolyak, capo negoziatore della parte ucraina, intanto, ha spiegato che i colloqui, ripresi il 14 marzo, continuano “in modo permanente online” ma sono difficili, proprio perché Kiev “ha posizioni chiare e di principio”.

Intanto da Mosca il ministero degli Esteri russo citato da Interfax fa sapere che darà “una risposta appropriata” alla Polonia che questa mattina ha fatto espellere 45 diplomatici russi (ne abbiamo parlato qui).

Intervenendo davanti al Parlamento del Giappone, il presidente ucraino Zelensky ha affermato che ci vorranno anni per capire il danno arrecato dai russi a Chernobyl: «dopo il ritiro delle truppe russe dall’Ucraina, ci vorranno anni per indagare sui danni che hanno arrecato alla terra di Chernobyl. Quali sepolture di materiali radioattivi hanno danneggiato. E come la polvere radioattiva si è diffusa in tutto il pianeta. Attualmente ci sono 15 unità nucleari in Ucraina, tutte minacciate dall’aggressione militare russa».

Olaf Scholz, nel corso di un’intervista alla Zeit, ha dichiarato di aver avvertito Putin di non usare armi biologiche o chimiche: «le dichiarazioni russe per cui l’Ucraina starebbe sviluppando questo tipo di armi o che sarebbero gli Usa a volerle utilizzare – e ambedue le cose non sono vere – hanno su di me l’effetto di una minaccia implicita. Ossia che sia lo stesso Putin a pensare di poter fare ricorso a questo tipo di armi. Per questo per me era importante dirgli in modo molto chiaro e diretto: sarebbe inaccettabile e imperdonabile».

Intanto la Commissione Europea ha adottato una proposta legislativa che introdurrà l’obbligo per i Paesi membri di riempire le scorte di gas almeno all’80% entro il primo novembre 2022, e non al 90% entro il primo ottobre come dichiarato dall’esecutivo Ue l’8 marzo, per assicurare la fornitura di energia nella stagione invernale.

L’Ucraina ha ricevuto dall’Europa garanzie di assistenza per i diritti umani. Lo ha annunciato il procuratore generale dell’Ucraina, Iryna Venediktova, che ha incontrato oggi il direttore generale per i Diritti umani e lo Stato di diritto del Consiglio d’Europa, Christos Giakomopoulos. «Stiamo lavorando senza sosta e stiamo già ottenendo risultati significativi», ha twittato.

L’Unicef intanto ha lanciato l’allarme: la guerra in Ucraina è una crisi per la protezione dei bambini perché vengono colpite scuole, asili, orfanotrofi, ospedali di maternità. «Ordigni inesplosi e mine si trovano nelle comunità dove i bambini giocavano e andavano a scuola e i dati del 21 marzo confermano la morte di 64 bambini, un numero destinato a crescere», spiegano. Inoltre milioni di bambini hanno scarso o nessun accesso all’acqua potabile, o a servizi igienico-sanitari adeguati e hanno lasciato la scuola. Pesa anche l’insicurezza alimentare che sta crescendo, perché anche quando il cibo è disponibile, uscire a fare la spesa non è sicuro.

La direttrice generale dell’Unicef, Catherine Russell, al World Economic Forum ha dichiarato che il rischio della tratta dei bambini è reale perché un bambino al secondo è in fuga: «fuori dall’Ucraina, la crisi dei rifugiati è cresciuta rapidamente ed esponenzialmente e così i rischi per milioni di donne e bambini in fuga. La metà dei tre milioni di persone che sono stati costretti a fuggire dall’Ucraina sono bambini. Stimiamo che 55 bambini fuggano dall’Ucraina ogni minuto, cioè quasi uno al secondo».

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/EPA/YVES HERMAN / POOL

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