Il Consiglio di Stato decreta lo stop alle proroghe: il settore balneare si apre al libero mercato
A partire dal 1° gennaio 2024 le spiagge italiane e le relative concessioni demaniali verranno aggiudicate tramite appositi bandi. Attraverso due sentenze il Consiglio di Stato ha infatti imposto lo stop alle proroghe “automatiche e generalizzate” delle concessioni attualmente in vigore fino al 2033. A motivare questa decisione uno squilibrio fra i canoni attualmente imposti ai concessionari, poco più di 100 milioni di euro annui, e il giro di affari del settore, stimato attorno ai 15 miliardi di euro l’anno.
Prosegue il terremoto sulle Concessioni. L’approvazione in Cdm del nuovo decreto sulla tutela della concorrenza (ne abbiamo parlato qui) aveva lasciato in stand-by la questione di mercati e balneari, rilanciando un’analisi del catasto propedeutica al dibattito e rimandando dunque di fatto la decisione. Oggi è però intervenuto il Consiglio di Stato che, pronunciandosi sulla proroga delle concessioni, ha fissato come termine ultimo il 31 dicembre 2023.
A partire da quella data dunque il rilascio delle concessioni balneari sarà affidato a procedure di gara, tutt’ora da definire. Gli attuali concessionari potranno naturalmente concorrere a questi bandi, offrendo però la possibilità di entrare nel mercato anche a nuovi attori economici.
La questione, in assenza di un indirizzo politico ben definito, ha richiesto l’intervento del Consiglio di Stato che richiamandosi al conflitto già in atto con l’Unione Europea in merito alla discussa direttiva Bolkestein ha ristabilito il primato del principio della concorrenza sul mercato interno.
Il dibattito però è tutt’altro che concluso. Già sul piede di guerra la leader all’opposizione Giorgia Meloni e Matteo Salvini, storicamente contrari a recepire la direttiva europea, che annunciano una battaglia politica sul tema. Preoccupazione anche per le associazioni di settore. Fra tutti il presidente nazionale di Federbalneari Marco Maurelli, che già da tempo invoca una riforma delle concessioni demaniali e che ha espresso le proprie perplessità: «così si rende fortemente instabile un settore che conta circa un milione di lavoratori».
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA
