Kazakistan in piazza, il Governo si dimette

Da giorni il Paese è sconvolto da proteste per l’aumento dei prezzi dell’energia; 200 persone sono state arrestate e 95 agenti di polizia sarebbero feriti

Una serie di disordini senza precedenti nel Paese ha costretto il Governo del Kazakistan alle dimissioni. La causa scatenante sarebbe il rincaro energetico che ha fatto schizzare alle stelle le bollette. Così, questa mattina il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha fatto sapere di aver accettato le dimissioni presentate dal gabinetto di Askar Mamin; sarà il vice-premier Alikhan Smailov a guidare ad interim l’esecutivo.

La decisione viene anche dopo che, nella giornata di ieri, tutto il Paese si è riversato nelle piazze per protestare contro il rincaro energetico; nell’ambito di queste manifestazioni sono state arrestate oltre 200 persone e almeno 95 agenti sono rimasti feriti dagli scontri.

Secondo un comunicato del Ministero dell’Interno i protestanti hanno “bloccato le strade e il traffico, turbando l’ordine pubblico“, tanto che il presidente ha imposto lo stato di emergenza ad Almaty, la capitale finanziaria del Paese, come era già successo mercoledì scorso nella provincia occidentale di Mangystau.

Proprio nella Capitale, un giornalista dell’AFP ha riportato di aver visto la Polizia ricorrere a gas lacrimogeni e granate stordenti per sedare le proteste, che vedevano oltre cinquemila persone in piazza.

Ora, in queste due aree il presidente ha imposto un coprifuoco dalle 23 alle 7, ponendo anche restrizioni al movimento dentro e fuori le città. La repressione delle proteste, però, passa anche per internet.

Così sono state bloccate Telegram, Signal e Whatsapp, le principali app di messaggistica, oltre a due siti di notizie indipendenti che stavano riportando la cronaca delle manifestazioni che, da domenica, dilagano un po’ ovunque.

Il motivo scatenante della protesta, come abbiamo visto, è stato l’aumento dei prezzi del gas metano liquido, dal quale dipendono anche gli approvvigionamenti e i costi delle materie prime. Nonostante questo, l’annuncio di Tokayev di un ribasso a 50 tenge (0,11 dollari) al litro non ha fermato le manifestazioni.

Fra gli slogan delle proteste c’è anche “Fuori il vecchio!“, con riferimento all’81enne Nazarbayev, predecessore del presidente Tokayev, in carica dal 2019, e stretto alleato di Putin.

Nazarbayev ha comunque mantenuto una posizione di controllo in qualità di presidente del Consiglio di sicurezza e Leader della Nazione (una carica costituzionale di vertice); Nazarbayev era anche accusato di controllare indirettamente il comitato di sicurezza nazionale, al cui comando c’era suo nipote, poi sostituito da Tokayev.

di: Marianna MANCINI

FOTO: EPA/STRINGER

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