Proteste in Kazakistan. Mosca: interferenze esterne

Non si arrestano i disordini nati per l’aumento dei prezzi del gas, nonostante l’annuncio di cifre calmierate per 6 mesi. Decine le vittime, fra manifestanti e agenti

Non si arresta l’escalation delle proteste che ha portato ieri alle dimissioni del Governo in Kazakistan (abbiamo visto qui le motivazioni della crisi). Durante la notte “decine di manifestanti” sono stati uccisi dalla Polizia nel perpetrarsi di violenti scontri di piazza, che hanno visto anche la morte di almeno 12 agenti, di cui due decapitati (lo riporta la stessa polizia kazaka).

Il presidente Tokayev ha parlato di un “atto di aggressione” da parte di “bande di terroristi internazionali“. Nel frattempo, cresce il bilancio dei feriti, attualmente ad oltre 1000 persone. Almeno 200 i manifestanti arrestati, anche se con il blocco della rete internet del Paese (lo abbiamo visto qui) è difficile giungere a un bilancio definitivo.

Le proteste sono esplose in seguito all’aumento dei prezzi del Gas Metano Liquido, con conseguente rialzo per tutti i beni. Dopo le prime manifestazioni violente, il governo kazako ha annunciato di aver calmierato per 180 il prezzo di benzina, gasolio e gas di petrolio liquefatto.

A tal proposto, le autorità hanno anche aperto un’inchiesta su 6 aziende fornitrici di gpl; il sospetto è che abbiano “alzato i prezzi in modo infondato“. Una decisione che non ha però fermato gli scontri.

Le proteste sono divampate anche fuori dal focolaio di Almaty ed è stato esteso lo stato d’emergenza in tutto il Paese, dopo che i manifestanti hanno assalito il Municipio e la residenza presidenziale della Capitale economica del Paese, oltre all’aeroporto.

Le forze estremiste, secondo quanto riportato da un portavoce delle forze dell’ordine, avrebbero “tentato di prendere d’assalto gli edifici amministrativi e il dipartimento di Polizia di Almaty“.

Reuters riporta che sono scesi nella principale piazza delle proteste ad Almaty anche mezzi militari con decine di truppe a bordo, sfruttando anche lacrimogeni e bombe stordenti per disperdere la folla. Un gruppo di manifestanti armati avrebbe invece circondato due ospedali (lo riferisce la televisione di Stato di Nur-Sultan) e starebbe usando i civili come “scudi umani“, complicando il transito dei feriti e le operazioni di messa in sicurezza delle piazze.

L’identità delle vittime “sono in corso di accertamento“, prosegue il portavoce, che parla di un'”operazione antiterrorismo“; in alcuni video diffusi è possibile vedere scene di assalti agli edifici amministrativi, poi dati alle fiamme.

Nel frattempo, dall’estero arrivano delle “forze di pace” per aiutare il Governo a ristabilire l’ordine; si tratta di contingenti inviati dalla Russia e dagli ex Paesi della Csto – Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva di cui facevano parte gli Stati sovietici per un “tempo limitato per stabilizzare e normalizzare la situazione nel Paese“.

Gli alleati accusano l’infiltrazione di “interferenze esterne“, ipotesi ribadita tanto da Mosca quanto dal premier dell’Armenia Nikol Pashinyan. A richiedere il supporto della Csto sarebbe stato lo stesso presidente kazako Tokayev.

di: Marianna MANCINI

FOTO: BOGDANOV / AFP

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