Draghi: “l’Italia resti aperta”

Il premier in conferenza stampa: “vogliamo minimizzare gli effetti economici e sociali, è essenziale essere uniti”. Sull’obbligo vaccinale: “gli Over 50 rischiano di più”

Si è tenuta oggi la conferenza stampa del premier Mario Draghi sul nuovo Decreto Covid (puoi leggere tutte le misure qui), volta a spiegare gli ultimi provvedimenti adottati dal Governo, alla presenza dei ministri della Salute Speranza e dell’Istruzione Bianchi. Intervenuto anche il coordinatore del Cts Locatelli.

Draghi ha spiegato che tale conferenza, anomala perché non è stata tenuta il giorno stesso dell’uscita del decreto, è stata fatta come atto riparatorio per le critiche ricevute non solo per le scelte operate ma anche per non aver parlato con la stampa anticipatamente, cosa per cui si è scusato. «Questa conferenza ha al centro i primi provvedimenti di quest’anno, che dobbiamo affrontare con realismo e prudenza, ma anche con fiducia e unità – ha esordito Draghi – il Governo sta affrontando la sfida della pandemia e la diffusione di varianti contagiose con un approccio diverso rispetto al passato. Vogliamo essere cauti, molto cauti, ma anche cercare di minimizzare gli effetti economici e sociali, sui ragazzi soprattutto».

Il premier si è concentrato prima di tutto sulla ripresa della scuola, dopo le contestazioni degli ultimi giorni (leggi qui). «I ragazzi sono quelli che hanno risentito più di tanti altri delle chiusure dal punto di vista psicologico e dal punto di vista della formazione – ha detto – dobbiamo pensare che la scuola è fondamentale per la nostra democrazia, va tutelata, va protetta, non va abbandonata. Oggi è ricominciato l’anno scolastico e voglio ringraziare il ministro Bianchi, i presidi e gli insegnanti per gli sforzi che faranno anche nelle prossime settimane».

Ancora, Draghi ha sottolineato che in nessun altro grande Paese europeo la scuola è rimasta chiusa a lungo: «le scuole hanno riaperto e hanno riaperto oggi proprio come quelle degli altri grandi Paesi europei, come Germania, Francia, Regno Unito. Nessuno di questi Paesi ha chiuso le scuole per un lungo periodo. Le politiche sono coerenti con questi principi».

Il primo ministro ha parlato a lungo della necessità che tutti i giovani abbiano uguale accesso alla scuola e alla formazione, perché diminuisca il gap tra Nord e Sud, tra chi ha maggiore accesso alle tecnologie e chi meno, dopo il divario causato dallo scorso lockdown.

Draghi ha rinnovato il suo invito alla vaccinazione: «il motivo per cui possiamo adottare un approccio diverso rispetto al passato è uno solo: la vaccinazione. L’80% degli italiani ha completato ciclo vaccinale primario e quasi il 40% ha fatto terza dose. Non dobbiamo mai perdere di vista una constatazione: gran parte dei problemi che abbiamo oggi dipende dal fatto che ci sono molti non vaccinati, che hanno probabilità maggiori di sviluppare sintomi gravi – ha dichiarato – ancora una volta invito i non vaccinati a vaccinarsi rapidamente. Ringrazio chi lo ha già fatto, veramente di cuore. Grazie alla vaccinazione, la situazione a cui ci troviamo di fronte è diversa dal passato. Nel 2021 c’è stato un numero di morti tragicamente alto ma comunque inferiore rispetto al 2020 nonostante le riaperture. L’economia è in crescita: oltre 6% a fronte di un calo del 9% nell’anno precedente».

Draghi ha parlato poi dell’obbligo vaccinale per gli Over 50: «siamo stati i primi ad adottare l’obbligo vaccinale per alcune categorie professionali. Ma ora la circolazione del virus mette sotto pressione gli ospedali, soprattutto per l’effetto che ha sulla popolazione non vaccinata. La settimana scorsa siamo intervenuti per disciplinare le modalità di lavoro agile nella PA e nel privato e abbiamo esteso l’obbligo vaccinale con estensione a 3G per alcune categorie ed espansione a 2g per molte altre attività. Abbiamo esteso l’obbligo a chi ha più di 50 anni sulla base dei dati: chi ha più di 50 anni corre maggiori rischi. Le terapie intensive sono occupate per due terzi dai non vaccinati e anche le ospedalizzazioni vedono le stesse percentuali».

Per quanto riguarda le discrepanze all’interno della maggioranza, Draghi ha spiegato: «quando si introducono provvedimenti di questa portata con l’obbligo anche sui luoghi di lavoro, occorre puntare all’unanimità. Questi sono provvedimenti di portata economica e sociale molto importanti e sono anche da considerare con molta attenzione. L’avere l’unanimità della vasta coalizione è un obiettivo che se possibile si deve raggiungere. Bisogna che la soluzione trovata abbia senso, significato. L’esperienza di questi 11 mesi è stata esperienza di una maggioranza molto grande in cui occorre accettare diversità di vedute, ma non la mediazione a tutti costi. Ma per alcuni provvedimenti molto importanti l’unanimità è importante purché il risultato abbia senso. E’ chiaro che ci sono divergenze e diversità di opinioni ma non sono mai state di ostacolo all’azione di governo».

«Abbiamo raggiunto una percentuale rilevante di persone vaccinate in Italia – è intervenuto il ministro Speranza – restano non vaccinati in questo momento poco più del 10% delle persone che hanno più di 12 anni. Eppure questa piccola minoranza occupa due terzi dei posti letto in terapia intensiva e il 50% dei posti in area medica».

«Si sono susseguiti tanti decreti – ha ammesso Draghi – perché il quadro che si sta costruendo è diverso da quello che è stato con noi nella fase più grave della pandemia. Adesso occorre colpire il virus con lo strumento più importante che abbiamo, il vaccino: per questo gli hub vaccinali saranno aperti anche di notte. Questa è la cosa più importante. Nello stesso tempo è essenziale cercare di non fare come era forse giustificato prima, tenere chiuso tutto. Ora vogliamo che l’Italia resti aperta».

Nessun accenno, nemmeno in risposta ad alcune domande poste, sul possibile futuro al Quirinale di Draghi: l’attuale premier ha rifiutato di parlarne.

«Abbiamo affrontato tante sfide difficili e le abbiamo superate grazie all’impegno e alla determinazione delle istituzioni, del Governo, delle parti sociali, dei cittadini – ha concluso il premier – abbiamo tutti i motivi per pensare che ci riusciremo anche questa volta».

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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