Concordia, 10 anni dalla tragedia

Migliaia di persone tratte in salvo, 43 vittime e la consapevolezza che si poteva evitare: sarà questo il bilancio del “Titanic” della storia italiana

Sono passati ormai 10 anni da quello che viene ricordato come il più grave naufragio nella storia dell’Italia. Sono circa le 9 di sera del 13 gennaio del 2012 quando la nave Costa Concordia, ribattezzata “Titanic italiana”, passa davanti all’Isola del Giglio e, come da tradizione, effettua il cosiddetto “inchino”: un passaggio ravvicinato alla costa durante il quale qualcosa andrà irrimediabilmente storto.

Oggi il sindaco dell’Isola del Giglio, Sergio Ortelli ha annunciato che “questa sarà l’ultima celebrazione pubblica“. «Il consiglio comunale ha deciso di celebrare questo giorno per sempre chiamandolo “Giornata della memoria” perché è giusto che le vittime vengano ricordate per sempre».

Ormai fuori rotta, dalle 21.04 alle 21.45 si susseguiranno una serie di ordini controversi e fraintesi tra il capitano, Francesco Schettino, il primo ufficiale di coperta, Ciro Ambrosio, e il timoniere Rusli Bin. Alle 21:45 la nave urterà contro gli scogli, riportando l’apertura di una falla lunga circa 70 metri sul lato di sinistra della carena.

La mattina dopo, alle luci dell’alba, la nave apparirà riversa su un fianco, mezza affondata nelle acque del Tirreno. Quella notte verranno messi in salvo 3.190 passeggeri e 1.007 membri dell’equipaggio ma l’Italia piangerà per sempre 43 vittime, tra cui Dayana, di soli cinque anni.

Subito dopo l’impatto, l’acqua mette fuori uso i motori e i generatori a gasolio, seguiti dal generatore diesel e il quadro elettrico principale. Nel frattempo i compartimenti 4, 5, 6, 7 e 8 si allagano.

«Quella sera hanno sbagliato in molti, Schettino in primis, qualcuno avrebbe dovuto chiamare l’amministrazione comunale per chiedere un aiuto tecnico e avvisarci che sarebbero sbarcate 4.000 persone. Ricordo tutti i naufraghi, soprattutto i bambini: piangevano ma non riuscivano a proferire parola, erano muti con quegli occhi pieni di lacrime e terrore quando la barca si è ribaltata; tutti piangevano ma nessuno riusciva a gridare, sentivano la tragedia» – è questo il ricordo di Mario Pellegrini, all’epoca vicesindaco del Giglio.

Sono diversi gli errori a cui si riferisce, soprattutto di responsabilità del capitano. Quando la Capitaneria di porto di Livorno contatta la nave, Schettino sembra inizialmente sminuire la situazione, comunicando la falla alla carena solo alle 22.45. Nel frattempo i passeggeri indossano i giubbotti di salvataggio ma manca la comunicazione dello stato d’emergenza, non partono dunque le operazioni adeguate e sono gli stessi passeggeri allora a prendere l’iniziativa, salendo sulle lance di salvataggio senza istruzioni.

Alle 22.31 Schettino ordina l’evacuazione del personale e solo alle 22.45 viene diramato l’ordine di abbandonare la nave. In quei momenti un’altra persona, operativo per la capitaneria, rimarrà impressa all’opinione pubblica. É il capitano de Falco. Quando alle 00.34 Schettino comunica a terra di aver lasciato la nave pensando fossero tutti in salvo, de Falco gli intima di risalire a bordo. Le comunicazioni tra i due resteranno impresse nella memoria di tutti. In realtà solo pochi minuti prima molte persone a bordo avevano cominciato a gettarsi in acqua, tra queste, oltre i passeggeri, anche i comandanti in seconda Bosio e Christidis, il primo ufficiale Ambrosio e il terzo ufficiale Coronica. Alcuni raggiungono la riva a nuoto, molti vengono recuperati da tutte le navi e le imbarcazioni dirottate sul posto. Alcuni resteranno a bordo per sempre.

Secondo le ricostruzioni, alle 00.42 quando la nave si piega definitivamente su un fianco, 18 delle persone che stavano attraversando il corridoio trasversale per spostarsi da sinistra a dritta scivolano nella zona allagata del ponte 4 o nei vani ascensori. Altre 13 persone, tuffatesi o cadute in mare dal lato di dritta del ponte 4, annegano dopo essere state risucchiate sott’acqua dal gorgo prodotto dal rovesciamento della nave. Un’altra passeggera affoga nella zona di poppa dritta del ponte 3.

Le responsabilità del capitano e del primo ufficiale di coperta, Ciro Ambrosio, arrestati una volta a terra con le accuse di naufragio, omicidio colposo plurimo e abbandono di nave in pericolo, verranno esaminate tra mille polemiche e controversie in un processo che vedrà la fine solo nel 2017. La Corte di Cassazione conferma la condanna per Schettino a 16 anni di carcere, insieme all’interdizione a vita dai pubblici uffici.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: SHUTTERSTOCK

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