Turchia: “martedì i negoziati”. Zelensky “valutiamo la neutralità”

Erdogan e Putin si sono accordati per tenere a Istanbul il nuovo round di negoziati. Da Lugansk smentite le voci di un possibile referendum per l’annessione a Mosca dell’autoproclamata repubblica. Scholz: “cambiare il regime russo non è l’obiettivo della Nato o di Biden”

Arriva al 32esimo giorno la guerra in Ucraina (leggi qui). Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e l’omologo Vladimir Putin si sono accordati per tenere a Istanbul l’annunciato nuovo round di colloqui tra le delegazioni ucraina e russa. Lo riferisce la presidenza turca citata dalla Tass.

Il portavoce della presidenza turca Ibrahim Kalin ha dichiarato alla CNN che il nuovo round di negoziati tra Mosca e Kiev a Istanbul inizierà martedì, e non lunedì come indicato in precedenza. Anche la parte russa ha indicato il 29 marzo come data di inizio del nuovo round negoziale.

Stando a quanto dichiarato da un membro della delegazione ucraina, David Arahamiya, il prossimo round di negoziati con Mosca si terrà in Turchia dal 28 al 30 marzo- Lo riporta l’agenzia ucraina Ukrinform.

Anche Josep Borrell commenta le affermazioni di ieri del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che ieri aveva definito il capo del Cremlino Vladimir Putin “un macellaio” che “non può governare”. L’Alto rappresentante Ue per la politica estera, citato da Sky News Arabia, ha dichiarato : «non ho sentito direttamente cosa ha detto Biden ma ho visto la posizione della Casa Bianca. Come Ue non stiamo cercando un cambio di regime, spetta ai cittadini russi decidere se lo vogliono. Quello che vogliamo nel caso della Russia è impedire che l’aggressione continui e questo è il nostro obiettivo: fermare la guerra di Putin contro l’Ucraina».

Al contrario di quanto annunciato nelle scorse ore, non sarebbe previsto alcun referendum sull’annessione alla Russia dell’autoproclamata repubblica di Lugansk. Lo riferisce il leader della Regione: «Al momento non sono in corso preparativi» dice, citato dalla Tass, che nelle scorse ore ne aveva ipotizzato l’organizzazione.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicato un nuovo video sui social. Nel messaggio, il leader ha accusato i Paesi Occidentali di non aver abbastanza “coraggio” nell’aiutare l’Ucraina, ribadendo la sua richiesta di inviare aerei e carri armati a Kiev. Zelensky ha affermato che l’Occidente “gioca a ping-pong nel decidere chi dovrebbe mandare i jet”. «Oggi ho parlato con i difensori di Mariupol – ha detto il presidente –sono in costante contatto con loro. La loro determinazione, il loro eroismo e la loro fermezza sono straordinarie. Se solo coloro che da 31 giorni stanno pensando come mandarci aerei e tank avessero l’1% del loro coraggio».

L’ente regolatore dei media di Mosca ha avvertito di non pubblicare né di trasmettere l’intervista del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, rilasciata ad alcuni media russi per la prima volta dall’inizio della guerra. Lo riferisce Sky News. Nonostante questo, arrivano le prime indiscrezioni sull’intervista diffusi dal sito russo anti-Putin Meduza. Stando a quanto dichiarato, Zelensky “sta attentamente prendendo in considerazione la questione della neutralità”. L’invasione russa dell’Ucraina, avrebbe dichiarato il leader ucraino, ha creato una spaccatura “irreversibile” tra i due popoli e “l’odio per tutto ciò che è russo crescerà sicuramente”. Zelensky ha sottolineato che sono proprio le città russofone dell’Ucraina “che sono state spazzate via dalla faccia della terra”. «Come ci si può relazionare con la storia associata alla cultura russa o, in linea di principio, con i russi? Questa è una domanda molto difficile» ha aggiunto Zelensky, che ha ribadito di condividere il boicottaggio degli atleti russi perché “devono capire che sono uno strumento dell’immagine internazionale del Paese”. 

Il leader ucraino apre a un referendum sulla neutralità e a un compromesso sul Donbass: «la questione della “neutralità” dell’Ucraina è stata “elaborata nel profondo” nei negoziati con i russi, “ma mi interessa che non sia un altro pezzo di carta come il Memorandum di Budapest e così via. Ci interessa che questo documento si trasformi in un accordo serio che verrà firmato» aggiunge Zelensky, spiegando che l’intesa verrà sottoposta a un referendum perché la legge ucraina lo richiede per i cambiamenti di status e perché una consultazione popolare avrebbe un risultato immediato, laddove una modifica costituzionale richiederebbe un anno.

«Di denazificazione e smilitarizzazione non ne discutiamo affatto, ho detto che non ci sediamo affatto a un tavolo se parliamo di qualche ‘smilitarizzazione’, o di qualche ‘denazificazione’» ha ribadito Zelensky.

«La città di Mariupol sta vivendo una catastrofe umanitaria – afferma Zelensky – la città è bloccata dall’esercito russo. Tutti gli ingressi e le uscite dalla città sono bloccati. Il porto è minato, impossibile arrivarci con cibo, medicine e acqua, anche per il fuoco dei militari russi sui convogli umanitari, con i conducenti che vengono uccisi. Molti dei carichi sono stati ripresi».

Torna a parlare il presidente degli Stati Uniti Joe Biden dopo il duro discorso di ieri a Varsavia. «Sono andato in Europa con un messaggio chiaro: dobbiamo impegnarci ora nella battaglia per la democrazia. Siamo a fianco della popolazione ucraina e continueremo ad assicurare che la Russia paghi un prezzo alto per la sua guerra» ha scritto su Twitter l’inquilino della Casa Bianca.

La caduta di Putin “non è l’obiettivo della Nato e neppure del presidente americano”. Lo ha detto il cancelliere tedesco Olaf Scholz, rispondendo a una domanda sulle parole pronunciate dal presidente Usa Joe Biden. «Il ‘regime change’ non è l’obiettivo della politica che seguiamo» ha aggiunto. Alla domanda se il presidente statunitense abbia sbagliato, Scholz ha risposto: «No, ha detto quello che ha detto».

«La Nato non entrerà nel conflitto, questo è chiaro ma la Nato risponderebbe» ha detto poi Scholz nel talk show della giornalista tedesca Anne Will, rispondendo a una domanda sulle parole del presidente Joe Biden sulla eventualità di un simile attacco.

il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha affermato di essere convinto che la Russia abbia commesso crimini di guerra ma che è necessario mantenere il dialogo. «Credo profondamente che i russi in Ucraina abbiano commesso dei crimini di guerra. D’altra parte, per necessità, credo che dobbiamo mantenere un dialogo con Vladimir Putin, perché, che ci piaccia o no, oggi è lui che siede al Cremlino» ha scritto Michel su Twitter.

«Certamente ho paura, sono una persona normale, una abitante di Mosca e ho due figli che tiro su da sola e ho più paura per loro che per me stessa». Lo ha ammesso la giornalista russa Marina Ovsynnikova, rispondendo ad una domanda alla trasmissione Che Tempo Che Fa. «Ho paura che i miei figli possano essere oggetto di una aggressione a scuola, o per strada, ci sono persone che la pensano diversamente e ho paura» ha aggiunto Ovsynnikova, che qualche giorno fa ha protestato contro la guerra mostrando un cartello in diretta tv.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha scritto su Facebook: «la pace. Ogni iniziativa a livello nazionale e internazionale deve portare al raggiungimento della pace e della stabilità in Ucraina e in tutta l’Europa. Nelle prossime settimane la furia dell’esercito russo potrebbe intensificarsi sempre di più. La guerra di Putin va fermata. Il pericolo è reale, le bombe russe stanno esplodendo in Ucraina causando la morte di centinaia di civili. Bombe che scoppiano ai confini dell’Ue. Questa invasione violenta va fermata, prima che la guerra diventi ancora più catastrofica e Putin porti avanti azioni ancora più disperate».

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/YOUTUBE

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