Il Pontefice ha recitato la benedizione Urbi et Orbi nell’angelus pasquale in piazza San Pietro
«Il crocefisso è risorto». Si apre così il messaggio di benedizione Urbi et Orbi del Pontefice, pronunciato nell’angelus della mattina di Pasqua davanti a una piazza San Pietro gremita di fedeli.
«Anche gli sguardi sono increduli in questa Pasqua di guerra. Anche i nostri cuori si sono riempiti di paura e angoscia mentre i fratelli e sorelli sono rinchiusi in casa per proteggersi dalle bombe».
In questa situazione “facciamo fatica a credere che Gesù sia veramente risorto e che non abbia vinto la morte, ma non è un’illusione: oggi più che mai risuona l’annuncio pasquale caro all’Occidente cristiano“.
«Abbiamo alle spalle due anni di pandemia che hanno lasciato segni pesanti» e mentre dovremmo prenderci per mano e procedere verso una nuova vita stiamo invece dimostrando che “in noi non c’è ancora lo spirito di Gesù, ma c’è ancora quello di Caino che guarda Abele non come un fratello ma come un rivale e pensa a eliminarlo“.
«Il crocefisso risorto serve per credere nell’amore. Solo lui può farlo e ha diritto ad annunciarci oggi la pace», grazie alle piaghe nel suo corpo che simbolizzano la lotta combattuta con le armi dell’amore.
«Sia pace per la martoriata Ucraina così duramente provata da una guerra crudele e insensata in cui è stata trascinata. Su questa terribile notte di morte e sofferenza sorga presto una nuova alba di speranza e pace».
«Si smetta di mostrare i muscoli mentre la gente soffre: per favore, non abituiamoci alla guerra e abituiamoci invece a chiedere a gran voce la pace».
Il Pontefice rilancia qui quesito storico: “metteremo fine al genere umano o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?”.
Un pensiero del Pontefice è andato anche al conflitto in Palestina dove la guerra attornia i luoghi sacri del culto cristiano, così come in Libano, Yemen e Siria e in tutte le comunità cristiane in Medioriente, oltre che in Myanmar e in Afghanistan e in tutto il continente africano.
«Lasciamoci vincere dalla pace di Cristo, che è la primaria responsabilità di tutti». Così il Pontefice ha concesso infine l’indulgenza plenaria.
Nel corso della Messa di Pasqua in Piazza San Pietro, il Pontefice ha elevato anche un’invocazione in ucraino, chiedendo a Dio di concedere “ai nostri fratelli e sorelle defunti di partecipare alla Pasqua eterna“. Le preghiere sono state pronunciate anche in arabo, cinese, tedesco e inglese.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/CLAUDIO PERI
