Haiti è ancora un Paese distrutto: 12 anni dal terremoto

Le stime parlavano di quasi 316 mila vittime, seppellite dalle macerie degli edifici crollati dopo la scossa di magnitudo 7

Oggi Haiti ricorda e omaggia le migliaia di vittime causate dal terremoto che il 12 gennaio 2010 distrusse parte dell’isola di Hispaniola. Sono state esposte le bandiere a mezz’asta mentre il primo ministro Ariel Henry e altri funzionari del Governo si sono recati in visita al monumento che commemora i morti.

Erano le 16.53 ora locale (in Italia le 22.53) quando una scossa di magnitudo 7 con origine a circa 25 chilometri a ovest-sud-ovest della capitale Port-au-Prince e ad una profondità di 13 chilometri causò di morte di 230 mila persone, secondo il bilancio confermato. In realtà, come riportato allora dai media locali, si stimava che tra le macerie ci fossero fino 316 mila vittime. La prima fortissima scossa, infatti, fu seguita da altre scosse, meno forti ma comunque distruttive: caddero edifici, abitazioni, chiese, palazzi istituzionali.

Le condizioni di povertà e disagio sociale in cui versava il Paese, infatti, contribuirono a rendere quella che già di per sé era una tragedia una vera e propria crisi umanitaria. I sopravvissuti, infatti, videro peggiorare il loro stato economico e sanitario. Venne dato avvio ad una macchina di aiuti e soccorsi gigante.

Oggi per Haiti quell’evento è ancora una ferita aperta, uno strappo difficile da rimarginare soprattutto a causa dei continui eventi che si abbattono sulla zona. Solo nel 2021 si è registrato un altro, distruttivo, terremoto (leggi qui) e una crisi politica (ne abbiamo parlato qui).

di: Alessia MALCAUS

FOTO: SHUTTERSTOCK

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