Vittime delle mafie, Cartabia: “ricordare è rinnovare impegno per i cittadini”

Da Torino Maria Falcone: “non togliere attenzione all’emergenza mafia che approfitterà dell’emergenza”

Dopo Mattarella (leggi qui), è la volta della Guardasigilli, Marta Cartabia, intervenire in occasione della quinta Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

«Onorare le vittime è impegnare contro le mafie le migliori risorse delle istituzioni, per un’azione costante e concreta al servizio della domanda di giustizia dei cittadini – sono le parole della ministra della Giustizia. – È necessario avere di fronte ad insidie sempre nuove delle mafie strumenti sempre aggiornati. In questa direzione vanno i nostri sforzi, per tenere i fondi del Pnrr al riparo dalle infiltrazioni dei clan e in questa direzione vanno anche le interlocuzioni avviate dal Ministero con le altre autorità competenti, per la costituzione di un osservatorio permanente sulla raccolta dei dati sull’intero iter riguardante i beni sequestrati e confiscati, con l’obiettivo di far emergere tempestivamente le criticità. Valorizziamo ogni intervento che possa rendere sempre più efficaci gli strumenti, per restituire alla società civile quello che le mafie le hanno tolto».

Aggiunge, ancora: «ricordare i nomi di ciascuna vittima innocente ogni anno, in questa giornata fortemente voluta dall’associazione Libera, significa anche rinnovare l’impegno per rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella Giustizia».

Da Torino, e precisamente dalla cerimonia di piantumazione dell’Albero della Legalità donato dall’Arma, all’interno della scuola primaria del Cottolengo, è intervenuto Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone.

«Giovanni – ha esordito ricordando il fratello magistrato ucciso a Capaci il 23 maggio 1992, – diceva che la mafia cambia a seconda delle esigenze del momento, ma resta sempre uguale. In questi anni abbiamo attraversato momenti difficilissimi, come il Covid e ora la guerra in Ucraina, e l’attenzione si è spostata su queste emergenze, ma non bisogna togliere spazio all’emergenza mafia. Che c’è, esiste e approfitterà di questi momenti di debolezza».

In riferimento all’Albero ha aggiunto: «mi auguro metta radici soprattutto nei giovani, che costituiranno la società del futuro e devono essere i garanti della voglia di vivere secondo le regole. Quello che noi chiamiamo albero Falcone, che sorge davanti alla casa dove Giovanni viveva, ha rappresentato per Palermo il momento del risveglio delle coscienze. Vorrei che questo albero dovunque vada rappresenti questo risveglio».

Per l’occasione è intervenuto nel dibattito anche il procuratore della Repubblica di Firenze, Giuseppe Creazzo: «la nostra storia è fatta di alti e bassi. In questo momento sembra che la lotta contro le mafie non sia più una priorità, e non sia più assistita da un’attenzione e da una volontà, anche politica, importante».

«C’è chi approfittando della grave crisi della magistratura, portata dallo scandalo Palamara ne approfitta per colpire i magistrati e la magistratura in generale – prosegue – c’è chi sta cercando di trarre dalle difficoltà, che indubbiamente ci sono state, risultati che vanno al ribasso per ridimensionare la libertà, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura che sono un valore che è posto nell’interesse non dei giudici, ma dei cittadini».

Celebrando anche i risultati raggiunti sotto la sua guida della Dda Toscana, Creazzo ha ricordato che “un giudice libero, autonomo e indipendente garantisce il cittadino debole di fronte ai poteri forti“.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/FILIPPO VENEZIA

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