Palma d’oro

Il maggior riconoscimento del Festival cinematografico di Cannes va a Julia Ducournau con il film “Titane”. Standing ovation per Marco Bellocchio a cui viene consegnato il premio d’onore alla carriera

Si è concluso ieri sera il 74esimo Festival di Cannes, la kermesse cinematografica che si tiene annualmente sulle rive della Costa Azzurra, in Francia. Ad aggiudicarsi la Palma d’oro è stata la regista francese Julia Ducournau con il film Titane. É la seconda volta nella storia del festival che il riconoscimento va ad una donna, l’ultima 28 anni fa a Jane Campion con Lezioni di piano. Sul palco per la premiazione anche i protagonisti Vincent Lindon e Agathe Rousselle.

Un horror-thriller infernale che non guarda in faccia a nessun tabù, con dentro l’eterno ermafrodito, il sesso con le macchine e dentro le auto, la pratica crudele della mantide religiosa, gli steroidi, una gravidanza piena di olio motore con tanto di musica sacra in sottofondo: questo è Titane. All’annuncio del conferimento della Palma d’oro la sala è scoppiata in un applauso fragoroso. «Il mio film non è perfetto, qualcuno dice che è mostruoso – ha detto la regista. – La mostruosità che attraversa il mio lavoro è una forza che rompe la cosiddetta normalità. Grazie alla giuria, ha accettato un mondo più fluido e inclusivo».

A far ricordare la serata a lungo sarà la gaffe fatta dal regista Spike Lee, presidente della giuria, che ha annunciato la premiazione in anticipo, senza rispettare la tradizionale suspense. «Devo fare le mie scuse a tutti, ai miei colleghi, al festival e anche agli artisti a cui batteva il cuore per il pasticcio che ho combinato – si è poi scusato Lee. – Dovete sapere che io adoro lo sport e quando finisce una partita la prima cosa che annunci è il risultato. Per questo sono andato troppo in fretta verso il finale. Per fortuna che mi hanno aiutato tutti, ma è stato divertente». Ha poi lasciato che ad annunciare il premio fosse l’attrice Sharon Store scherzando: lei non farà casini.

Oltre l’ambita Palma d’oro, il Premio della Giuria (Prix du Jury) è andato ex aequo ai film Haberech di Nadav Lapid e Memoria di Apitchapong Weerasethakul. Premio alla regia, invece, per Leos Carax con il film Annette consegnato da Valeria Golino. La migliore interpretazione femminile è stata assegnata all’attrice norvegese Renate Reinsve per il film The Worst person in the world (Julie en 12 chapitres) di Joachim Trier. Mentre la migliore interpretazione maschile è dell’attore texano Caleb Landry Jones per Nitram di Justin Kurzel. Ex aequo anche per il Grand Prix: si dividono il riconoscimento consegnato da Oliver Stone l’iraniano Asghar Farhadi per A Hero e il finlandese Juho Kuosmanen per Hytti n.6 (Compartment n. 6). La miglior sceneggiatura va all’autore giapponese Hamaguchi Ryusuke per il film Drive my car. La Camera d’oro, ovvero la miglior opera prima della selezione, infine, la vince Murina della regista croata Antoneta Alamat Kusijanovic.

Nulla per il cinema italiano che si consola con la Palma d’oro d’onore consegnata a Marco Bellocchio per cui la sala si è lanciata in un’emozionante standing ovation. «Non ho più nulla da dire, da aggiungere – ha detto il regista visibilmente commosso. – Voglio condividere il premio con miei figli Pier Giorgio e Elena, il produttore Simone che è quasi un figlio adottivo e il grande Michel Piccoli che voglio assolutamente ricordare». A consegnarli il premio è stato il regista amico Paolo Sorrentino.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: EPA/ANSA

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