Il premier Johnson lancia l’allarme: “resta un minuto prima della mezzanotte, se non saremo seri qui e ora per i nostri figli sarà tardi”. Il principe Carlo ai delegati: “sul clima è guerra”
«L’umanità ha esaurito il tempo per invertire la rotta sui cambiamenti climatici che minacciano il pianeta. Resta un minuto prima della mezzanotte, se non saremo seri qui e ora per i nostri figli sarà tardi». E’ questo il messaggio che il premier britannico Boris Johnson ha voluto rivolgere ai leader del mondo aprendo a Glasgow, in qualità di padrone di casa, i lavori della CoP26 cruciale conferenza internazionale Onu sul clima, secondo le anticipazioni di Downing Street.
«Dobbiamo passare dalle parole all’azione reale su carbone, automobili, denaro da investire nella transizione) e alberi – insiste Johnson. – Non è più tempo di speranze, obiettivi o aspirazioni, bensì di impegni e scadenze concrete verso il cambiamento».
Secondo il principe Carlo, ambientalista storico, “il mondo deve mettersi in una disposizione di spirito bellica, da ultima spiaggia, di fronte alla sfida dei cambiamenti climatici che incombono sul pianeta“. «Abbiamo bisogno – rimarca – di una campagna in stile militare per dispiegare la forza delle migliaia di miliardi necessarie a sostenere la transizione verso un’economia più sostenibile anche nei Paesi poveri, a partire dagli investimenti messi a disposizione dal settore privato globale».
Il principe di Galles, che a Roma ha descritto la CoP26 come una “ultima chance” per evitare di lasciare un disastro in eredità alle future generazioni, ha incontrato fra l’altro a margine della conferenza il magnate americano e patron di Amazon, Jeff Bezos, per discutere del
contributo che a questa battaglia può offrire la fondazione capeggiata da uno degli uomini più ricchi del mondo.
Il Regno Unito dà l’esempio e mette sul piatto 12,6 miliardi di sterline nei prossimi cinque anni (quasi 15 miliardi di euro) per aiutare la transizione verso un’economia globale sostenibile, il taglio delle emissioni di carbonio, il contrasto dei cambiamenti climatici anche nei Paesi meno ricchi. Si tratta di un incremento degli impegni britannici pari a un miliardo di sterline in più rispetto a quanto indicato nel 2019.
Nella nota governativa si sottolinea come il Regno sia stato il primo Paese al mondo a fissare per legge l’impegno all’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050, con un taglio del 68% già per il 2030; come abbia fatto grandi progressi verso l’azzeramento dell’energia prodotta dal carbone nel 2024, avendola ridotta al 2% del suo fabbisogno elettrico fin dal 2020 contro il 40% di un decennio fa; come si sia impegnato a mettere fine alla vendita di veicoli nuovi diesel o a benzina pure nel 2030; e come abbia triplicato i piani nazionali di rilancio verde attraverso la promessa di piantare 30 milioni di alberi sull’isola ogni anno fino alla scadenza della legislatura attuale nel 2024.
A margine dell’apertura dei lavori di Glasgow i media britannici hanno riferito che al momento sono 49 i Paesi a essersi impegnati a ridurre le emissioni nocive fino a garantire il tetto di 1,5 entro il 2050, mentre altri 40 hanno fatto sapere di volersi “avvicinare” a quella scadenza. Secondo la Bbc, Cina, India e Russia restano tuttavia legate come data di riferimento al 2060.
L’Europa dal canto suo è pronta. «La Cop26 è un momento della verità per i nostri piani per fermare i cambiamento climatici. L’Europa si impegna a essere il primo continente con neutralità climatica al mondo e a unire le forze con i suoi partner per un’azione per il clima più ambiziosa. La corsa globale per il net-zero entro la metà del secolo è iniziata», ha scritto il presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen in un tweet.
Mario Draghi è arrivato alla conferenza Onu. Ad accoglierlo il primo ministro britannico Boris Johnson e il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.
A Glasgow saranno presenti fra gli altri, oltre al padrone di casa Boris Johnson, Joe Biden, Angela Merkel, Emmanuel Macron, il premier giapponese Fumio Kishida, Narendra Modi, Justin Trudeau, il cardinale Piero Parolin per la Santa Sede, la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen. Saranno assenti però alcuni capi di stato dei principali Paesi emettitori di gas serra: il cinese Xi Jinping, il russo Vladimir Putin, il brasiliano Jair Bolsonaro, oltre al turco Recep Tayyp Erdogan. Al suo posto ci sarà il ministro dell’ambiente Murat Kurum e altri alti funzionari del governo. La Turchia è stata l’ultimo Paese del G20, e tra gli ultimi al mondo, a ratificare a a inizio ottobre l’accordo di Parigi sul clima. Ankara ha negoziato a lungo cercando di essere classificata dal Green Climate Fund come un Paese in via di sviluppo, e non come uno Stato sviluppato, per poter ottenere un maggiore aiuto finanziario da utilizzare in progetti riguardanti il cambiamento climatico. Erdogan ha affermato recentemente che la Turchia si aspetta un finanziamento da 3,157 miliardi di dollari dal Green Climate Fund.
Al vertice Onu ci sarà anche Barack Obama. L’ex presidente incontrerà i giovani attivisti e interverrà sulla minaccia del climate change.
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: ANSA
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