La proposta di legge riceve il plauso degli studenti, che però esigono nuove modalità di fruizione del servizio
Sempre più il post-pandemia sta gettando luce sull’importanza della salute mentale di bambini e adolescenti. Anche per questo motivo, riprendendo un’ipotesi già ventilata qualche tempo fa dal ministro dell’Istruzione Bianchi, alla Camera dei Deputati è stata depositata una proposta di legge per l’inserimento di uno psicologo professionista in tutte le scuole italiane. Che cosa ne pensano i ragazzi al riguardo?
Prova a rispondere a questa domanda un sondaggio di ScuolaZoo e Fondazione Il Bullone. Il primo dato, inequivocabilmente positivo, è che 9 alunni su 10 sarebbero favorevoli alla presenza fissa di uno psicologo. L’istanza, dopotutto, era già stata presentata nel 2017 dagli stessi studenti, attraverso il Manifesto dello Studio promosso dal portale Skuola.net. Il dibattito si apre però sulle modalità di fruizione di questo servizio.
In particolare gli studenti preferirebbero che gli orari di ricevimento fossero estesi anche al pomeriggio, non costringendoli così ad “esporsi” con i compagni durante l’orario mattutino. Un’ammissione di debolezza che costituisce motivo di imbarazzo per il 59% degli intervistati. Questo, nonstante 7 alunni su 10 dichiarino di aver già usufruito in passato del servizio, confermando così una graduale normalizzazione dell’apertura su problemi mentali e psicologici.
Il sondaggio riporta anche come i disturbi più diffusi siano ansia e attacchi di panico, seguiti dallo sviluppo di disturbi alimentari e da forme di autolesionismo.
Il problema è annoso e affonda le radici ben prima della pandemia. Secondo questo sondaggio uno studente su due aveva sofferto di disturbi mentali già prima del Covid, che non ha fatto che inasprire situazioni critiche già presenti.
Anche per questo motivo, un intervento è più che urgente non solo per arginare i danni della pandemia ma anche per preparare le nuove generazioni alle sfide future. Una riflessione condivisa anche da Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, che dichiara: «molti studi affermano che nei prossimi anni, nel mondo del lavoro, il QE ovvero il grado di sviluppo dell’intelligenza emotiva, sarà più importante del QI, ossia il quoziente intellettivo, al quale siamo comunemente abituati come unità di misura dell’intelligenza di una persona».
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA
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