Sepolti nella neve: cinque anni da Rigopiano

Il 28 gennaio si terrà una nuova udienza del processo che vede imputate 30 persone per il disastro e la morte di 29 persone. Il comitato delle vittime chiede che venga fatta giustizia

Oggi, 18 gennaio, ricorrono cinque anni dalla tragedia di Rigopiano in cui persero la vita 29 persone. In occasione del quinquennale, il comitato delle vittime ha inoltrato una comunicazione in cui chiede che “non si spengano i riflettori su questa tragedia“. Pe ricordare la perdita nel luogo del tragico evento si terrà una fiaccolata, l’alzabandiera, la deposizione di fiori e la celebrazione della messa in suffragio delle vittime.

Erano le 17 del 18 gennaio 2017 quando, a seguito di una serie di scosse di terremoto, una valanga travolse e trascinò l’hotel di Rigopiano, in provincia di Pescara, determinando la morte di 29 delle 40 persone rimaste bloccate dentro l’edificio a causa della neve.

I soccorritori ricordano ancora il macabro scenario che si presentò ai loro oggi il giorno dopo, quando riuscirono a raggiungere il posto, 20 ore dopo. «Un’esperienza terribile – ricorda il presidente dei volontari del Soccorso Alpino e Speleologico abruzzese, Daniele Perilli, – ha segnato tutti noi soccorritori. Ritrovare però alcuni ospiti dell’hotel ancora vivi è stato emozionante per chi come noi ha partecipato alle ricerche fin dalle prime ore, anche se siamo e saremo sempre vicini alle famiglie delle 29 persone rimaste uccise dalla valanga. A questi 29 angeli se ne aggiungono altri quattro, vittime della furia del Velino, di cui il 25 gennaio ricorre il primo triste anniversario».

Le vittime, tra gli ospiti, furono: Claudio Baldini e Sara Angelozzi, 40enni di Atri (Teramo), Luciano Caporale 54enne e la moglie Silvana Angelucci 46enne di Castel Frentano (Chieti), Valentina Cicioni 32enne di Monterotondo (Roma), salvo il marito Giampaolo Matrone; Sebastiano di Carlo 49enne e la moglie Nadia Acconciamessa 47enne, salvo il figlio Edoardo. Domenico di Michelangelo 41enne e la moglie Marina Serraiocco 36enne di Osimo (Ancona), salvo il figlio Samuel; Piero Di Pietro 53enne la moglie Rosa Barbara Nobilio 51enne di Loreto Aprutino (Pescara); Stefano Feniello 28enne di Valva (Campania), salva la fidanzata Francesca Bronzi; Marco Tanda 25enne di Macerata e la fidanzata Jessica Tinari 24enne di Vasto (Chieti); Foresta Tobia 60enne e la moglie 50enne Bianca Iudicone di Montesilvano (Pescara); Marco Vagnarelli 44enne e la compagna Paola Tommasini 46enne di Castignano (Ascoli).

Tra i dipendenti dell’albergo, invece, persero la vita: il proprietario 53enne Roberto Del Rosso, Alessandro Giancaterino 42enne del posto; Alessandro Riccetti 33enne di Terni; Emanuele Bonifazi 32enne di Pioraco (Macerata); Gabriele D’Angelo 31enne di Penne (Pescara); Ilaria De Biase 22enni di Chieti; Marinella Colangeli 32enne di Farindola, Cecilia Martella e Linda Salzetta 31enne del posto, salvo il fratello Fabio. Luana Biferi 30enne di Bisenti (Teramo) e Dame Faye 30enne senegalese.

«Noi lottiamo da cinque anni per dare giustizia ai nostri angeli e per far sì che mai più si ripeta quello che è successo a Rigopiano. Ora più che mai abbiamo bisogno del vostro contributo, affinché non si spengano i riflettori su una tragedia italiana che si poteva e si doveva evitare» – si legge nella nota del comitato. Sono, infatti ancora in corso i due processi per far luce sull’accaduto, che vede imputate 30 persone, accusate, a vario titolo, di omicidio, lesioni colpose plurime, disastro colposo, abusi edilizi e falso ideologico. 29 hanno scelto il rito abbreviato.

Tra questi ci sono anche rappresentanti della Regione Abruzzo, della Provincia di Pescara, della Prefettura di Pescara e del Comune di Farindola, alcuni rappresentanti dell’albergo distrutto e 7 prefettizi accusati di depistaggio in un fascicolo poi riunito al procedimento madre.

«La speranza è che prima possibile si giunga almeno alla sentenza di primo grado, la prescrizione incombe» – dice Gianluca Tanda, fratello di una delle vittime, Marco Vittime.

Il prossimo appuntamento in aula è in programma per il 28 gennaio. «È un processo mastodontico – ricorda l’avvocato Camillo Graziano, legale di Alessio Feniello, padre di una delle vittime, Stefano, – con 30 imputati che hanno diritto a verificare la produzione documentale, e ben 120 parti civili. Ci sono stati rinvii fisiologici dal punto di vista procedurale e la pandemia, nel 2020, non ha certo aiutato. Non sono stupito del fatto che si sia perso tutto questo tempo. Qualcosa di meglio si poteva fare, ci sono state udienze che non sono servite a nulla. Ora il 28 gennaio il giudice, depositata la perizia e verificato l’esito, dovrebbe darci un calendario. Proprio perché c’è il rito abbreviato ora si dovrebbe poter fissare un’udienza a settimana. Naturalmente per i familiari vedere tanti rinvii basati su questioni tecniche è molto difficile. Ma il 28, finalmente, cominceremo a parlare di Rigopiano» – aggiunge.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: PIXABAY

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