Morti in corsia

Leonardo Cazzaniga, ex viceprimario del pronto soccorso di Saronno, è stato condannato in secondo grado all’ergastolo per l’omicidio di 10 persone

Conferma del carcere a vita per Leonardo Cazzaniga, a deciderlo è la Corte d’Assise d’Appello di Milano. L’ex viceprimario del pronto soccorso di Saronno sconterà l’ergastolo per l’omicidio di 10 persone, suoi pazienti ricoverati. Come chiesto dal sostituto pg Nunzia Ciavarolo, è stato confermato nei confronti di Cazzaniga anche l’isolamento diurno per tre anni.

La sentenza della Corte d’Assise lo assolve, invece, per ulteriori tre omicidi, contestati dall’accusa, perché il fatto non sussiste. I tre casi, per cui era stato condannato in primo grado, sono quelli di Giuseppe Vergani, Virginia Moneta e Giacomo Borghi. La Corte ha, inoltre, revocato le statuizioni civili nei confronti dei loro familiari.

I giudici hanno dichiarato il non doversi procedere per prescrizione, invece, nei confronti di quattro medici della commissione ospedaliera, chiamata a valutare l’operato di Cazzaniga, che in primo grado erano stati condannati a due anni e 6 mesi per favoreggiamento. A differenza del primo grado, è stata condannata come responsabile civile anche l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Valle Olona. I risarcimenti già fissati sono più o meno triplicati.

«Andremo a vedere le motivazioni per vedere il ragionamento dei giudici, non siamo soddisfatti e sicuramente faremo ricorso in Cassazione» – ha dichiarato Andrea Pezzangora, difensore dell’ex primario insieme all’avvocato Ennio Buffoli.

Con la sentenza di secondo grado, viene nuovamente rigettata la teoria delle cure palliative somministrate a pazienti in fine vita, già rilevati fuori protocollo e in modo non conforme in primo grado. L’ex primario, infatti, iniettava ai pazienti quello che lui stesso aveva definito il “protocollo Cazzaniga”: un mix letale di farmaci, spesso dipropofol assieme a morfina e midazolam. Secondo la sentenza, con questo metodo Cazzaniga avrebbe uccido 8 degenti in ospedale e due persone extramoenia. Si trattava, in questi due ultimi casi, di Massimo Guerra e Maria Rita Clerici, il marito e madre dell’ex infermiera ed ex amante di Cazzaniga, Laura Taroni. Per la complicità negli omicidi, quest’ultima è stata condannata lo scorso febbraio in Corte d’Appello a Milano a scontare 30 anni di carcere, a conferma della sentenza di primo grado.

Le indagini che ieri hanno portato alla condanna in secondo grado di Leonardo Cazzaniga avevano avuto inizio nel 2014, dopo una serie di morti sospette. Le intercettazioni shock avevano portato all’arresto di Cazzaniga e di Laura Taroni, rinominati dalla stampa il Dottor Morte e l’Infermiera Killer. La Procura di Busto Arsizio aveva indagato anche su altre 14 persone tra medici, primario del pronto e soccorso e due direttori sanitari della struttura ospedaliera per omessa denuncia, favoreggiamento personale e falso ideologico.

Cazzaniga e la Taroni erano entrambi stati sottoposti a perizia psichiatrica. Su entrambi erano stati rilevati dei disturbi della personalità che non sconfinano in patologia e per questo li avevano dichiarati capaci di intendere e di volere. «L’ho fatto come una forma di pietà, di cui sono fiero» – aveva dichiarato l’ex medico, in merito ai gesti compiuti. – «Ho maturato la convinzione che fosse inumano e anti-pietas comportarsi sul morente in modo accanente». «A torto o a ragione ero considerato la persona più importante e carismatica del pronto soccorso. Io mi ritengo, se non il migliore, uno dei migliori medici. Sì il migliore per la vastità della mie competenze» – aveva, invece, detto agli psichiatri che lo avevano esaminato.

di: Alessia MALCAUS

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