Adriatici: confermati i domiciliari

Con l’accusa di eccesso di legittima difesa l’assessore si trova ora ai domiciliari in una località segreta

Il giudice per le indagini preliminari di Pavia Maria Cristina Lapi ha convalidato l’arresto dell’assessore alla Sicurezza del Comune di Voghera Massimo Adriatici. Il politico, dunque, resta ai domiciliari con l’accusa di eccesso colposo di legittima difesa tuttavia non si trova più nella sua abitazione ma in un luogo segreto. A chiedere il trasferimento è stata la difesa dopo che l’indirizzo di Adriatici è stato reso noto online.

Nell’ordinanza con cui conferma i domiciliari il gip scrive di “pericolosità dell’indagato” intesa come attitudine a “porre in essere reazioni sovradimensionate nel caso in cui si trovi in situazione di criticità“. «Ciò che si vuole evidenziare è che lo stesso Adriatici ha dichiarato di aver estratto la pistola dalla tasca in un momento in cui era ancora lucido e consapevole delle proprie azioni» – si legge nell’ordinanza.

Nel frattempo, nel pomeriggio di ieri alcune centinaia di persone hanno protestato per l’uccisione di Youns El Boussettaoui. “Vogliamo giustizia” è stato lo slogan dei manifestanti. Inoltre, la sindaca Paola Garlaschelli ha scritto una lettera agli abitanti della cittadina: «sono giorni difficili per la nostra comunità. Siamo increduli per la tragedia che si è consumata, scossi dal clamore che ha investito la nostra città e dalla strumentalizzazione mediatica che hanno assunto fatti che la magistratura è stata chiamata a chiarire. É successo qualcosa di molto grave che inevitabilmente ci induce a riflettere profondamente. É morta una persona in circostanze drammatiche e un assessore della mia giunta, persona stimata e rispettata in città, di cui abbiamo apprezzato il lavoro di questi mesi, è stato travolto da un fatto tragico. Non sta a noi giudicarne le responsabilità o le colpe. Insieme ai colleghi della giunta ed ai consiglieri di maggioranza ho ritenuto che un rispettoso silenzio fosse in questi giorni la scelta più saggia. Indagare, ricostruire i fatti ed emettere sentenze non è compito di chi amministra la città, anzi rischierebbe solo di complicare il lavoro delle forze dell’ordine e della Magistratura, che stanno lavorando con grande impegno per accertare le responsabilità dell’accaduto. Voghera è una città oggi ferita come lo siamo noi tutti. Ho il dovere di difenderla e di descrivere la realtà, che è ben diversa da quella che sta emergendo».

Massimo Adriatici, l’assessore leghista di Voghera che martedì notte ha ucciso con un colpo di arma da fuoco il 39enne Youns El Boussettaoui è accusato di eccesso colposo di legittima difesa (leggi qui). Si è tenuto venerdì l’interrogatorio per la convalida di arresto e dei domiciliari per il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove, come richiesto dal procuratore aggiunto Mario Venditti e il pm Roberto Valli. Ieri è poi arrivata la decisione della giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Lapi. L’assessore comunale alla Sicurezza del Comune di Voghera, nel frattempo, si è autosospeso.

Durante l’interrogatorio Adriatici, scortato poi dai carabinieri presso la sua abitazione, ha detto di non ricordare esattamente quanto successo. Una versione dei fatti che andrebbe in contrasto con quanto dichiarato inizialmente, ovvero che il colpo sarebbe partito accidentalmente al momento della caduta a terra. Quanto successo nella notte tra martedì e mercoledì è ancora al vaglio degli inquirenti. La Procura di Pavia ha nominato un ingegnere informatico come consulente per migliorare la qualità del video agli atti dell’inchiesta che riprende la colluttazione tra l’assessore Adriatici e Youns El Boussettaoui. Nei prossimi giorni, inoltre, giungeranno i risultati degli esami tossicologici sia sull’assessore sia sul corpo del trentottenne.

Per i legali della difesa, Colette Gazzaniga e Gabriele Pipicelli, quella notte Adriatici si è attivato perché l’immigrato ucciso “aveva avuto comportamenti violenti scagliando anche una bottiglia nella piazza” ed è stato “vittima di una violenza inattesa che l’ha fatto cadere a terra procurandogli uno stato di confusione“, secondo loro dunque sarebbero “insussistenti le ragioni di una custodia cautelare“. Sempre come riportato dai suoi avvocati, Adriatici sarebbe “affranto e distrutto“.

Pipicelli ha, inoltre, raccontato: «come in altre circostanze, ha girato con quest’arma nella propria tasca perché aveva fatto richiesta di porto d’armi per delle situazioni di pericolo della persona che erano state rappresentate alle autorità competenti e che le autorità aveva ritenuto sussistenti, tant’è che gli era appena stato rinnovato il porto d’armi. Aveva sempre il colpo in canna perché, quando uno è sottoposto a un addestramento da poliziotto e si porta dietro un’arma, sa che se si trova in una situazione di pericolo e stress, può andare in panico. Se togli la sicura invece si può sparare senza stress e non fare ulteriori attività che ti portino via del tempo».

Nel frattempo, tuttavia, sembra spuntar fuori un testimone oculare secondo il quale Adriatici avrebbe preso la mira. «Youns lo ha spinto, l’italiano è caduto subito, ha presto la pistola, ha mirato e gli ha sparato mentre Youns era fermo» – avrebbe raccontato il teste senza mostrare alcun dubbio.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA

 

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