Israele: il governo di Bennett ha la fiducia. Si chiude l’era Netanyahu

L’esecutivo di coalizione proposto da Bennett e Lapid ha ottenuto la fiducia della Knesset con 60 preferenze. Si apre un nuovo capitolo pieno di sfide per il Paese

È ufficiale: dopo 12 anni al comando Benyamin Netanyahu perde il Governo israeliano. L’esecutivo “del cambiamento” guidato da Naftali Bennett e Yair Lapid ha ottenuto la fiducia della Knesset. Con 60 voti a favore, contro 59 d’opposizione e un astenuto, la coalizione – formata dai centristi di Yesh Atid e Blu Bianco di Benny Gantz, i nazionalisti di Yamina di Bennett, Israele Casa nostra di Avigdor Lieberman, Nuova speranza di Gideon Sa’ar, i Laburisti, la sinistra Meretz e i conservatori islamisti Ra’am – spicca il volo.

Bennett, che sarà il 13esimo premier di Israele nel 36esimo Governo del Paese, manterrà il ruolo fino al 27 agosto 2023 quando, come da accordi, gli succederà Lapid.

Una vittoria che arriva sul filo del rasoio, dunque, ma che costringe l’ex premier a schierarsi all’opposizione. La situazione molto tesa all’interno della Camera ha creato qualche problema al momento delle dichiarazioni prima del voto finale. Bennett viene interrotto molte volte da un’opposizione scatenata ma alla fine riesce a parlare. «Questa lacerazione, che è andata sfilacciando il nostro tessuto sociale – ha sottolineato – ci ha condotto a una tornata elettorale dopo l’altra e a una spirale di odio e di liti fra fratelli. Le continue liti ai vertici politici hanno provocato la paralisi. Ma noi» – ha continuato- «siamo qui per lavorare e rappresenteremo tutti». Yair Lapid, invece, ha rinunciato ad esprimersi ritenendolo inutile.

Il premier uscente era presente a detta sua come “come rappresentante eletto da oltre un milione di cittadini che hanno votato per il Likud sotto la mia guida e da altri milioni che si sono espressi per i partiti di destra che mi appoggiano”. «Siamo la vera destra, se passeremo all’opposizione lo faremo a testa alta» – ha insistito.

A cambiare, appena prima del Governo, è anche il presidente del Parlamento israeliano. Il successore alla presidenza della Knesset di Yariv Levin del Likud sarà Miki Levi, ex capo della polizia del partito centrista Yesh Atid, che ha ottenuto 67 voti su 120.

Il nuovo Governo avrà 27 ministri, di cui 9 donne: l’ex capo dell’opposizione Benny Gantz rimarrà ministro della Difesa; Gideon Sa’ar, leader del partito di destra Nuova Speranza, sarà prima ministro della Giustizia e poi degli Esteri; il leader di Meretz Nitzan Horowitz guiderà la Sanità mentre i Trasporti andranno alla segretaria dei Laburisti Merav Michaeli. Infine, il capo del partito laico di destra Casa Nostra, Avigdor Lieberman, sarà ministro delle Finanze, mentre Ayelet Shaked di Yamina sarà inizialmente ministra dell’Interno e poi ministra della Giustizia.

Non sono mancate le reazioni all’annuncio di fiducia della comunità internazionale e degli israeliani. Questi ultimi, in migliaia, si sono riversati nella piazza Rabin di Tel Aviv, teatro nel 1995 dell’assassinio del premier laburista da parte di un’estremista ebreo di destra – per festeggiare il nuovo Governo che ha costretto all’opposizione il Likud di Benyamin Netanyahu. A colorare la piazza c’erano molte bandiere nazionali israeliane insieme a quelle del movimento di protesta che per un anno ha organizzato a Gerusalemme manifestazioni settimanali contro l’ormai ex premier. «Siamo intenzionati a ballare per tutta la notte, nessuno oggi vada a dormire», ha detto uno degli organizzatori. Molti altri, invece, si sono recati davanti alla residenza di Netanyahu a Gerusalemme e hanno cantato “Bibi Ciao” sulle note di Bella Ciao.

Dagli Stati Uniti arrivano anche le congratulazioni del presidente Joe Biden per l’insediamento come primo ministro di Naftali Bennett e tutti i nuovi membri del Governo israeliano. «Israele non ha amico migliore degli Stati Uniti. Il legame che unisce la nostra gente è la prova dei nostri valori condivisi e di decenni di cooperazione – ha commentato Biden. – La mia amministrazione è pienamente impegnata a lavorare con il governo di Israele».

È un momento storico questo, dunque, per Israele ma i dubbi su questo Governo, sostenuto da una maggioranza stentata e troppo variegata, rimangono. Come preventivato da molti, sicuramente non verranno affrontati temi particolarmente spinosi, come la questione palestinese o i rapporti con l’Iran, e già Bennett ha annunciato che particolare attenzione verrà riservata alle questioni interne, in particolare all’economia del Paese.

di: Alessia MALCAUS

Rispondi