Il lutto di Ardea

Una domenica di sangue per la cittadina della provincia romana: un 35enne ha ucciso a colpi di pistola due bambini e un anziano prima di suicidarsi. Nessun collegamento con le vittime, ora si valuta il gesto di follia

Non è ancora emerso nessun movente apparente che giustifichi quanto accaduto ieri al comprensorio residenziale di Colle Romito, ad Ardea, a sud di Roma, dove hanno trovato la morte due fratellini, Daniel e David di cinque e 10 anni colpiti da un colpo di pistola al petto e alla gola, e il 74enne Salvatore Ranieri, colpito invece alla testa. Scoprire la verità potrebbe rivelarsi molto difficile dopo che l’autore della strage si è suicidato nella villetta in cui abitava con la madre.

Lui si chiamava Andrea Pignani, 35 anni, laureato in ingegneria informatica ma disoccupato da un anno, periodo in cui, secondo i carabinieri, era uscito raramente di casa. A maggio del 2020 era stato sottoposto a Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) dopo aver aggredito la madre con un coltello, ma non è stata accertata alcuna malattia mentale.

Secondo le prime ricostruzioni la strage è avvenuta intorno alle 11. Pignani si è imbattuto nei due fratellini che andavano in bicicletta nel parco pubblico vicino casa. Avrebbe sparato prima ad uno dei bambini, poi all’anziano intervenuto che passava anche lui in bicicletta e infine al secondo bambino. L’ha scampata una quarta vittima, un uomo sceso a buttare la spazzatura, troppo lontano per essere raggiunto dai colpi. A quel punto il killer sarebbe rientrato in casa chiudendosi dentro e rifiutandosi di rispondere ai negoziatori accorsi fuori dalla villetta. Quando, a metà pomeriggio, il commando Gis dei carabinieri ha fatto irruzione all’interno dell’abitazione l’uomo si era già tolto la vita con la stessa arma con cui aveva ucciso le sue vittime.

Da diverse fonti è stato reso noto che non ci sarebbe nessun collegamento tra l’omicida e i coinvolti. Inizialmente era stata vagliata l’ipotesi, poi scartata, di una vendetta nei confronti del padre dei fratellini, Domenico Fusinato, ai domiciliari per reati di droga. Il suo nome, infatti, è presente in un’operazione dei carabinieri a Ostia risalente al 2018 contro gli scissionisti del clan Triassi, ritenuto avversario degli Spada. Ma la vendetta è stata esclusa. Non esiste neanche nessun collegamento con il 74enne ucciso né tra questi e i bambini.

«Le vittime sembrano completamente estranee all’uomo che ha sparato, vittime ancora più innocenti» – aveva già commentato il sindaco della cittadina Mario Savarese mentre i carabinieri perquisivano l’appartamento dell’omicida. – «La gravità della cosa è ancora più eclatante. Dobbiamo capire perché una persona in questo stato era libero di agire, io non ero assolutamente a conoscenza della situazione. Saranno attivati i servizi sociali» – aveva annunciato.

Scartate tutte le ipotesi plausibili, dunque, ora sembra che gli investigatori stiano seguendo la pista di un gesto di follia di un uomo mentalmente instabile. Al vaglio c’è anche la possibilità che abbia assunto sostanze, medicinali o stupefacenti: la Procura ha disposto l’autopsia sul suo corpo per scoprirlo.

Gli abitanti del comprensorio sono sconvolti da quanto accaduto in quella che sembrerebbe essere una zona tranquilla, meta di vacanzieri, tra cui il 74enne ucciso. Era, invece, noto che il 35enne killer possedesse una pistola. In molti hanno raccontato come la tirasse fuori e sparasse in aria ogniqualvolta c’era una discussione o qualcosa che lo infastidiva ma nessuno, nonostante le lamentele, ha mai sporto ufficialmente denuncia ai carabinieri. Secondo le testimonianze, infatti, tutti credevano fosse una scacciacani e non una vera arma. La pistola, invece, apparteneva al padre dell’uomo, guardia giurata morto lo scorso novembre, che la deteneva in modo legale ma non era stata riconsegnata alle forze di polizia dopo la sua morte.

Resta in ogni caso lo sgomento per una tragedia feroce e insensata che, forse, con maggiore attenzione avrebbe potuto essere evitata.

di: Alessia MALCAUS

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