La pena per Chauvin

Minneapolis, si conclude il processo contro Derek Chauvin per la morte del 46enne afroamericano George Floyd. “Sentenza basata sui fatti” ma per alcuni è troppo leggera. Biden: “Sembra appropriata”

22 anni e mezzo di carcere: è questa la condanna per Derek Chauvin, l’ex agente di polizia di Minneapolis ritenuto colpevole della morte di George Floyd (ne abbiamo parlato qui e qui). A pronunciare la sentenza è stato il giudice Peter Cahill che prima di esprimersi ha voluto sottolineare la natura della sua decisione: «basata non sulla scia delle emozioni e della simpatia ma sui fatti. La mia decisione è accompagnata a un memorandum di 22 pagine che la spiega e non vuole essere un messaggio a nessuno».

L’accusa aveva chiesto che Chauvin scontasse la pena massima, 30 anni di detenzione. Per il pubblico ministero Matthew Frank, Floyd venne torturato: «non è stato uno sparo momentaneo, un pugno in faccia. Sono stati nove minuti di crudeltà verso un uomo che era impotente e stava solo implorando per la sua vita» – ha detto il procuratore. A sottolineare la richiesta erano stati anche i familiari di George, il fratello Terrence Floyd e il nipote Brandon Williams. «Immagina se lo avessi fatto io a tuo fratello o a tuo figlio. Come reagiresti? Possiamo combattere, ma non possiamo farlo con l’odio nel cuore» – ha detto Terrence ai microfoni della Cnn quando gli hanno chiesto cosa direbbe a Chauvin se potesse parlarci. Un altro fratello della vittima, Philonise Floyd, ha chiesto al magistrato di assicurarsi che Chauvin sconti l’intera pena in carcere: «Chauvin non ha avuto nessun riguardo per la vita di George» – ha dichiarato.

L’ex agente, i cui avvocati avevano inizialmente provato a richiedere la libertà vigilata per poi passare ad una pena più leggera in linea con la legge, era presente in aula al momento della lettura. Dopo due mesi trascorsi in cella di isolamento, è rimasto in silenzio per quasi tutta la durata del processo lungo 6 settimane, con il volto coperto dalla mascherina. Ieri è intervenuto solo per rivolgersi alla famiglia di Floyd e presentare le sue condoglianze. Prima di Chauvin era intervenuta sua madre, Carolyn Pawlenty. «Lo hanno descritto come aggressivo, incurante e razzista. Ma voglio dirvi che non è così: è una brava persona – ha detto Pawlenty – Derek ho sempre creduto alla tua innocenza. Sei il mio figlio preferito» – ha aggiunto rivolgendosi al figlio.

Anche la figlia di 7 anni di Floyd, Gianna, è intervenuta in aula tramite una videointervista in apertura dell’udienza. «Gli direi che mi manca e che gli voglio bene» – ha risposto a chi le ha chiesto cosa direbbe al padre se ne avesse la possibilità. «Voglio giocare con lui, divertirmi, fare un viaggio in aereo. Avevamo l’abitudine di cenare ogni sera prima di andare a letto. Mio padre mi aiutava sempre a lavarmi i denti» – ha raccontato.

Fuori dal tribunale di Minneapolis ad attendere la sentenza e ad urlare “Black Lives Matter” c’erano decine di persone con in mano foto di George Floyd. Ma al momento della pronuncia la delusione e l’amarezza per una pena considerata troppo leggera è stata tanta. Sul caso si è espresso anche il presidente Usa Joe Biden: «non sono a conoscenza di tutte le circostanze che sono state considerate, ma il verdetto sembra appropriato» – sono state le sue parole.

Si chiude così uno dei casi che più ha scosso l’America e il mondo intero e che, dal 25 maggio 2020, da quando le prime immagini della morte di Floyd diventarono virali, ha fatto scendere in piazza migliaia di persone per manifestare contro gli atti violenti e razzisti.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA

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