Codice rosso per il pianeta

Il rapporto e le previsioni dell’Ipcc dell’Onu. Alok Sharma: “agire ora o mai più”

«Il peggio deve ancora venire e a pagarne il prezzo saranno i nostri figli e nipoti, più che noi stessi» – è così che il rapporto sul clima del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Ipcc) delle Nazioni Unite, operativo dal 1988, lancia l’allarme.

Alla pubblicazione del documento hanno lavorato 234 scienziati di 195 Paesi riuniti dal 26 luglio a porte chiuse e virtualmente per negoziare riga per riga, parola per parola, le previsioni degli esperti Onu sul clima che aggiornano le ultime stilate 7 anni fa. Il tutto, mentre si susseguono disastri naturali in tutto il mondo, dalle inondazioni in Germania e Cina ai maxi incendi in Europa e Nord America. Una delle questioni centrali sarà la capacità del mondo di limitare il riscaldamento globale a +1,5°C rispetto all’era preindustriale, obiettivo ideale dell’Accordo di Parigi. 

Il documento contiene alcune previsioni da brividi. Molti degli effetti del riscaldamento globale sul pianeta saranno irreversibili per i prossimi secoli o millenni, tra questi, ad esempio, il livello del mare che continuerà a salire tra 28 e 55 centimetri entro la fine del secolo rispetto ai livelli attuali. Guardando più lontano a noi, se il riscaldamento globale resterà a 1,5 gradi come proposto dall’accordo di Parigi, il livello del mare salirà tra i due e i tre metri nei prossimi 2.000 anni. Con un innalzamento di cinque gradi potrebbe superare i 20 metri.

E ancora, nel documento si legge che i ghiacciai di montagna e ai poli continueranno a sciogliersi per decenni o addirittura secoli e che il fenomeno sarà più pronunciato nell’emisfero settentrionale che in quello meridionale. Per Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, il rapporto è “un codice rosso per l’umanità“.

Secondo quanto previsto, la Terra sarà vittima di un aumento “senza precedenti” di eventi meteorologici estremi come ondate di calore, siccità, nubifragi o inondazioni. «Sperimenteremo eventi senza precedenti, sia per la loro portata, la loro frequenza, il loro tempo o la loro posizione» – commentano gli esperti.

«E’ chiaro che il prossimo decennio sarà fondamentale per garantire il futuro del nostro pianeta – ha dichiarato il premier inglese, Boris Johnson. – Spero che il rapporto Ipcc sia un campanello d’allarme affinché il mondo agisca subito, prima di incontrarci a Glasgow a novembre per il decisivo vertice della COP26». Il Governo britannico chiede quindi un’azione globale urgente per contrastare “l’attività umana sta danneggiando il pianeta a un ritmo allarmante“.

Il presidente della Conferenza mondiale dell’Onu (Cop26), Alok Sharma, ha aggiunto: «non possiamo permetterci di aspettare due, cinque o 10 anni: questo è il momento, o si agisce ora o non avremo più tempo». E ancora, per il vice presidente Ue responsabile dell’azione per il clima, Frans Timmermans “c’è ancora tempo per prevenire i cambiamenti climatici incontrollati, ma solo se il mondo svilupperà politiche di emissioni zero di carbonio, solo se agiamo con decisione ora e agiamo tutti insieme“.

L’unico modo per riportare il termometro in equilibrio sarà dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e portarle a uno zero netto entro il 2050. Una mancata inversione di rotta potrebbe diventare una condanna.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA

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