Puigdemont libero: “ad Alghero come a casa”

In attesa dell’udienza per l’estradizione, l’ex presidente catalano non è sottoposto a nessuna restrizione

«Torneremo ad Alghero come cittadini liberi di una Repubblica, in un’Europa più democratica e più unita nei diritti fondamentali». A dirlo è stato l’ex presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, durante l’incontro col sindaco di Alghero Mario Conoci.

«Viva Alghero e viva la Catalogna libera. Scrivo con onore immenso ed emozione infinita queste parole nel libro dell’amatissima città di Alghero» – ha aggiunto, sottolineando quanto abbia apprezzato “la solidarietà dimostrata da Alghero per la giunta democratica della Catalogna e per la sua libertà“.

Poco prima dell’incontro il leader politico aveva fatto sapere alla stampa italiana di stare bene e di sentirsi “come a casa“.

Dopo l’arresto all’aeroporto di Alghero, in Sardegna, Carles Puigdemont, l’ex presidente catalano, è libero.

La Corte d’Appello di Sassari, infatti, ha deciso per la scarcerazione senza alcuna restrizione: nonostante l’udienza per decidere l’estradizione in Spagna sia stata fissata per il 4 ottobre, il leader catalano è libero anche di lasciare l’Italia. Se non si dovesse presentare all’appuntamento e non si trovasse in territorio italiano, la corte dovrà archiviare il caso con un non luogo a procedere.

Il leader catalano si trova ad Alghero, l’unica città di lingua e cultura catalana d’Italia in cui, in questi giorni, si tiene un importante appuntamento internazionale dedicato al folklore catalano.

Oggi Puigdemont avrebbe dovuto prendere parte agli eventi organizzati da Adifolk in quanto eurodeputato. Tuttavia i recenti eventi hanno spinto a cancellare tutti i programmi. Ha, invece, partecipato ieri sera alla cena di gala nella blindatissima Villa Mosca.

Dopo l’arresto all’aeroporto, ieri mattina le autorità italiane hanno applicato il mandato di cattura emesso dal giudice del Tribunale Supremo spagnolo Pablo Llarena e hanno notificato l’arresto alla magistratura di Madrid.

L’ufficio dell’ex presidente aveva poi confermato l’arresto con un comunicato. La Corte d’appello di Sassari aveva dichiarato che l’arresto non era illegale, e accogliendo la richiesta della procuratrice generale aveva stabilito che non c’è motivo di applicare a carico dell’ex presidente alcuna misura cautelare. Si attende, tuttavia, di sapere se Puigdemont dovrà essere estradato o meno.

Puigdemont è ricercato per sedizione e malversazione dalle autorità spagnole in merito al fallito tentativo di secessione della Catalogna dell’ottobre 2017.

Puigdemont aveva convocato in questa occasione il referendum per l’indipendenza, nonostante la Corte Costituzionale spagnola avesse sospeso la legge che lo disponeva, e la consultazione si era conclusa con oltre il 90% dei voti a favore, pur con un’affluenza inferiore al 43%.

Il Governo spagnolo aveva reagito sciogliendo la Camera della Generalitat, convocando nuove elezioni e commissariando la regione. A seguire, il procuratore generale spagnolo Jose Manuel Maza aveva aperto un’inchiesta per ribellione, e come già visto, per sedizione e malversazione. Quest’ultima accusa fa riferimento soprattutto all’utilizzo illecito di fondi pubblici per l’organizzazione del referendum.

Lo scorso 30 luglio il tribunale dell’Unione Europea aveva confermato la revoca parlamentare per Puigdemont e gli ex ministri catalani della Salute e dell’Educazione, Toni Comin e Clara Ponsatì.

«L’arresto di Puigdemont è un imbarazzo non solo per i democratici italiani ma per tutti gli europei. Dovrebbe essere rilasciato immediato e i suoi diritti politici dovrebbero essere rispettati, come eurodeputato in Italia – ha protestato il suo assistente Aleix Sarri i Camargo – speriamo che la Giustizia italiana comprenderà che spedire il presidente Puigdemont in Spagna sarebbe un atto contro la decisione della Corte di Giustizia dell’Ue, contro tutto il Parlamento europeo e contro tutti i cittadini perché ogni parlamentare europeo rappresenta non solo chi l’ha votato ma tutti i cittadini europei. Speriamo sia rilasciato domani perché si è trattato di un errore, altrimenti sarà un grosso imbarazzo per tutti».

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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