Era stato soprannominato “il macellaio di Gwangju” dopo la repressione nel sud ovest del Paese, è morto martedì per un attacco di cuore
Non si è mai interrotto il flusso di visitatori alla camera ardente dell’ex presidente della Corea del Sud Chun Doo-hwan, morto martedì per un attacco di cuore.
L’ex dittatore sudcoreano Chun Doo-hwan era conosciuto come “il macellaio di Gwangju” per via delle brutali repressioni messe in atto dopo il colpo di Stato del 1979 che portarono a 200 morti nel sudovest del Paese.
Chun Doo-hwan era salito al potere dopo l’assassinio di Park Chung-hee nel 1980 ed è rimasto presidente fino al 1988. Nel 1983 era sfuggito a un attentato dinamitardo in Myanmar da parte di 007 nordcoreani.
Durante il suo mandato scoppiò una rivolta popolare nel centro di Gwangju. Era la seconda nel giro di un anno: professori e studenti volevano riforme democratiche per il Paese come la ricostituzione delle unioni studentesche e l’abolizione della legge marziale. La repressione fu fortissima e culminò davanti agli uffici della provincia di Jeolla meridionale dove le milizie armate spararono sulla folla. La città venne isolata, i rivoltosi presero il controllo e il Governo reagì facendo entrare i carri armati in città.
Nel 1996 era stato condannato a morte per alto tradimento e per la strage di Gwangju, ma la sua esecuzione era stata dapprima commutata in appello e in seguito annullata con un indulto presidenziale.
Il portavoce presidenziale Park Kyung-mee ha espresso condoglianze alla famiglia di Chun, ma ha aggiunto che è stato deplorevole che l’ex dittatore non si sia mai scusato per le brutali repressioni contro le proteste interne.
di: Micaela FERRARO
FOTO: AGI
