Oscar 2021

Un red carpet memorabile e premi non così inaspettati. Nessuna vittoria per il Belpaese

L’Italia esce a mani vuote dalla 93esima edizione degli Academy Award. Le candidature italiane erano tre: Laura Pausini con la sua Io sì, canzone originale per La vita davanti a sé di Edoardo Ponti; Mark Coulier, Dalia Colli e Francesco Pegoretti per il trucco di Pinocchio e Massimo Cantini Parrini per i costumi sempre di Pinocchio di Matteo Garrone. Ma nessuno di loro si è portato a casa una statuetta.

Risultato quasi scontato per i premi più ambiti. Il super favorito Nomadland si mette in tasca miglior film, miglior regia e miglior attrice protagonista. La regista in questione è Chloé Zhao che passa alla storia del cinema come la seconda donna e la prima asiatica a vincere la categoria. «Ho pensato parecchio ultimamente a come si fa ad andare avanti quando le cose si fanno dure. Crescendo in Cina con mio papà imparavo testi cinesi classici, delle poesie, ne ricordo una la cui prima frase dice ‘Le persone alla nascita sono intrinsecamente buone’. Continuo a crederlo anche oggi. Questo Oscar è per tutti quelli che hanno fede e coraggio a tener fede alla bontà in se stessi e negli altri nonostante le difficoltà» – ha commentato la regista, dedicando il premio alla resilienza e alla gentilezza dei nomadi.

Frances McDormand, che vince come produttrice e miglior attrice protagonista, invece, non è certo nuova alla vittoria. Questo è il suo terzo Oscar in carriera, dopo quelli nel 1997 per Fargo e nel 2018 per Tre manifesti a Ebbing, Missouri. «Guardate il nostro film sullo schermo più grande possibile, e andate a vedere al cinema tutti i film presentati stasera» – ha affermato la pluripremiata attrice, in riferimento alla crisi che ha colpito il mondo dei cinema con la pandemia di Covid-19.

Quello di ieri sera al Dolby Theater e all’inedita location di Union Station è, infatti, il primo grande evento mondiale tenutosi in presenza dopo l’emergenza, una cerimonia di premiazione intima, con moltissimi ospiti collegati da ogni parte del mondo. A presentare la serata è stata Regina King che ha voluto omaggiare la memoria di George Floyd dopo la condanna dell’agente Derek Chauvin. «Se la settimana scorsa a Minneapolis le cose fossero andate diversamente, oggi non mi sarei messa le scarpe con i tacchi ma gli stivali. È stato un anno duro e ancora ci siamo in mezzo e piangiamo la perdita di tante persone. So che molti cambiano canale se pensano che stiamo predicando ma se le cose fossero andate diversamente oggi invece che i tacchi alti mi sarei messa stivali. Sono la madre di un figlio nero e so con quanta paura dobbiamo combattere e non c’è fama che tenga» – ha commentato l’attrice.

A prendere il titolo di miglior attore protagonista per quest’anno è Anthony Hopkins con The Father. Un’assegnazione che ha stupito viste le voci su un possibile Oscar postumo a Chadwick Boseman, noto a livello internazionale per aver interpretato Black Panther nei film del MCU e scomparso lo scorso agosto. Hopkins, invece, premiato per la seconda volta dopo Il silenzio degli innocenti nel 1992, non era presente in sala e non si è collegato da remoto.

Tra i vincitori si contano anche: Daniel Kaluuya come miglior attore non protagonista in Judas and the Black Messiah; miglior attrice non protagonista è la sudcoreana Yoon Yeo-jeong per Minari; il film Mank si aggiudica la doppietta tecnica per fotografia e scenografia. Il miglior montaggio va al danese Mikkel E. G. Nielsen per Sound of Metal. Emerald Fennell si presenta sul palco per ritirare il premio per la miglior sceneggiatura originale di Una donna promettente, di cui è anche regista. La miglior sceneggiatura non originale, invece, la vincono il francese Florian Zeller e l’inglese Christopher Hampton con The Father, adattamento di una piece teatrale dello stesso Zeller. Il miglior film d’animazione, che si aggiudica anche la migliore colonna sonora, è il film d’animazione della Pixar Soul.

Il miglior film internazionale, infine, se lo porta a casa per la quarta volta la Danimarca. A trionfare è Un altro giro di Thomas Vinterberg, la storia di un gruppo di ragazzi che decide consapevolmente di perdere il controllo ubriacandosi.

di: Alessia MALCAUS

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