Pfizer, possibile ok dell’Ema al programma di vaccinazione della fascia 12-15 anni

L’Agenzia europea ha approvato l’estensione della seconda dose a 40 giorni. Silvio Brusaferro ipotizza l’utilizzo di una terza dose. Ed in Gran Bretagna sta per essere lanciato il primo test al mondo sugli effetti di una terza dose

A breve dovrebbe arrivare l’ok dell’Ema per poter somministrare il vaccino targato Pfizer anche ai minori, in questo caso i ragazzi tra i 12 ed i 15 anni. L’annuncio è stato dato dal ministro della Salute Roberto Speranza, durante l’intervento a un’interrogazione alla Camera, anticipando che una data possibile per l’approvazione è il 28 maggio. «Per il momento solo questo immunizzante è previsto a partire dall’età di 16 anni, gli altri dai 18. È un fatto molto importante perché vaccinare i giovani è altamente strategico ed è essenziale per la riapertura in sicurezza del prossimo anno scolastico – ha detto. – Finora ci siamo preoccupati di vaccinare le fasce di persone più esposte al virus: operatori sanitari, anziani, fragili. A giugno arriveranno altri 20 milioni di dosi di vaccini e l’immunizzazione potrà essere estesa ad altre categorie di cittadini, tra cui i più giovani».

Nel frattempo l’Ue ha appena firmato un nuovo contratto con le aziende Pfizer-BioNtech per la fornitura di altri 1,8 miliardi di dosi lungo tutto il periodo 2021-2023.

Sempre riguardo il vaccino Pfizer, l‘Ema aveva approvato qualche giorno fa l’estensione della seconda dose a 40 giorni. «E’ importante sottolineare che nei test clinici la somministrazione della seconda dose di Pfizer Biontech era prevista fino a 42 giorni. Queste informazioni sono nel bugiardino del vaccino», ha spiegato Marco Cavaleri, responsabile della strategia sui vaccini dell’Ema.

Ma è possibile che serva una terza dose del vaccino per essere coperti totalmente. Ad annunciarlo è stato presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, durante un’intervista rilasciata a Il Messaggero, in cui spiega però che la situazione è in netto miglioramento grazie alla combinazione del distanziamento sociale e del programma di vaccinazione.

In concomitanza alle dichiarazione di Brusaferro, in Gran Bretagna è stato stanziato un fondo pari a 19.30 milioni di sterline (22,4 milioni di euro) per finanziare i test sulla terza dose di vaccino anti Covid 19, per poterne comprendere gli effetti sulle persone. Come dichiarato dal ministro della Salute britannico, Matt Hancock, le sperimentazioni partiranno verso i primi di giugno e includeranno quasi tre mila partecipanti. Sarà previsto l’utilizzo di 7 vaccini al momento usati. Si tratta in particolare di AstraZeneca, Pfizer/BioNTech, Moderna, Novavax, Valneva, Janssen Curevac. I dati verranno pubblicati verso settembre così che le autorità competenti possano valutarne l’efficacia e l’eventuale possibilità di un richiamo durante la stagione invernale, periodo favorevole alla proliferazione del Covid-Sars 19.

Nel frattempo buone notizie dal fronte anti-Covid giungono anche dall’America dove è stato approvato l’uso di emergenza del test LIAISON SARS-CoV-2 TrimericS IgG, con lo scopo di identificarne la risposta immunitaria contro la forma trimerica della proteina spike del Covid in campioni di siero o plasma. Questo è il sesto test disponibile sul mercato statunitense per il Covid ed è già messo a disposizione a tutti coloro che accettano la marcatura CE dall’11 gennaio 2021, utilizzabile sia per la quantificazione che l’identificazione degli anticorpi.

Probabilmente la notizia più importante è che tutti i vaccini autorizzati sono efficaci contro qualsiasi variante attualmente conosciuta, inclusa quella indiana, secondo quanto riporta il direttore regionale dell’Oms per l’Europa, Hans Kluge.

di: Federico ANTONOPULO

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