La deforestazione dell’Amazzonia cresce del 22%

L’accusa: Bolsonaro sapeva della situazione ma l’ha tenuta nascosta al Cop26

Nell’ultimo anno sono stati abbattuti 13.200 chilometri quadrati di Amazzonia: una porzione di territorio pari a tutto il Trentino-Alto Adige. Secondo quanto rilevato dall’Agenzia Spaziale Brasiliana, si tratta del 22% in più rispetto ai dati dell’anno precedente.

Come ha riportato il quotidiano O Globo, la ong MapBiomas ha stimato che l’area distrutta equivale a 745 milioni di alberi. Non solo: secondo quanto affermato dai ricercatori dell’Istituto Nazionale per la Ricerca Spaziale (Inpe), il Governo brasiliano era già in possesso di queste informazioni durante la sua partecipazione al Cop26 ma le avrebbe omesse.

L’esperto in sostenibilità Carlos Rittl ha dichiarato: «i rappresentanti del governo sono andati a Glasgow e hanno firmato la dichiarazione di protezione delle foreste: sapevano di avere le peggiori notizie del mondo e non le hanno fornite».

Oltre a essere una preziosissima culla di biodiversità, le foreste sono uno degli strumenti più preziosi con i quali il nostro pianeta si protegge dal riscaldamento globale. Un discorso particolarmente vero per la foresta Amazzonica, la più grande concentrazione pluviale del mondo, dove però la deforestazione ha addirittura subito un’accelerazione, toccando il dato più alto degli ultimi 15 anni.

Una notizia che lascia ancora più sgomenti alla luce del dibattito aperto al Cop26 (qui gli accordi presi) e, soprattutto, dei moltissimi moniti provenienti da ogni dove sull’emergenza ambientale. Controverso, da questo punto di vista, l’intervento di Jair Bolsonaro.

Il presidente brasiliano, che in passato si era detto favorevole a una deforestazione controllata per incrementare la produttività agricola del Paese, ha intrapreso alcune timide misure di controllo per fermare perlomeno la deforestazione non autorizzata. Un progetto vanificato da scarse risorse, seppur militari, e disorganizzazione.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA

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