BR in fuga

Arrestati ieri a Parigi 7 ex brigatisti, uno si è costituito questa mattina mentre altri due sono ancora in fuga. In Italia li attende una lunga lista di condanne da scontare

Si erano resi colpevoli di alcuni dei più atroci atti di terrorismo negli anni Settanta e Ottanta. Ieri a Parigi sono stati arrestati 7 ex terroristi appartenenti alle Brigate Rosse e altri associazioni terroristiche, mentre altri tre sono in fuga.

Secondo quanto appreso l’operazione, denominata Ombre rosse, è stata condotta dall’Antiterrorismo della polizia nazionale francese (Sdat) in collaborazione con il Servizio di cooperazione internazionale della Criminalpol, con l’Antiterrorismo della Polizia italiana e con l’esperto per la sicurezza della polizia italiana nella capitale francese.

Già da diversi anni l’Italia aveva chiesto alla Francia l’arresto e l’estradizione degli ex brigatisti. Lo scorso 8 aprile i due ministri della Giustizia, Marta Cartabia e Eric Dupond-Moretti, si erano incontrati online, con l’obiettivo di sbloccare la situazione prima che per alcuni scattasse il termine di prescrizione. «La decisione del presidente Emmanuel Macron si colloca strettamente nella logica della ‘dottrina Mitterrand’ di accordare l’asilo agli ex brigatisti, eccetto ai responsabili di reati di sangue» – ha fatto sapere l’Eliseo. – «La compilazione della lista dei 10 nomi è il frutto di un importante lavoro preparatorio bilaterale, durato diversi mesi» – sottolinea l’Eliseo – «che ha portato a prendere in considerazione i reati più gravi. Il presidente Emmanuel Macron ha voluto risolvere questo problema, come l’Italia chiedeva da anni. La Francia, anch’essa colpita dal terrorismo, comprende l’assoluto bisogno di giustizia delle vittime. Inoltre, questa decisione» – continua l’Eliseo – «rientra nella logica della necessità imperativa di costruire un’Europa della giustizia, in cui la reciproca fiducia sia al centro».

Gli arrestati sono: Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, tutti delle Brigate Rosse; di Giorgio Pietrostefani di Lotta Continua e di Narciso Manenti dei Nuclei Armati contro il Potere territoriale. I tre ancora in fuga, invece, sono Luigi Bergamin, Maurizio Di Marzio e Raffaele Ventura. Numerosi e diversi i reati per cui sono stati condannati. Alimonti deve espiare 11 anni, 6 mesi e 9 giorni di reclusione e quattro anni di libertà vigilata per banda armata, associazione con finalità di terrorismo, concorso in violenza privata aggravata, concorso in falso in atti pubblici e altri reati. Tra i vari delitti per i quali risulta condannato figura anche il tentato omicidio del vice dirigente della Digos di Roma, Nicola Simone nel gennaio del 1982. Calvitti, appartenente alle Br, deve scontare 18 anni, 7 mesi e 25 giorni e quattro anni di libertà vigilata per i reati di associazione sovversiva, banda armata, associazione con finalità di terrorismo, ricettazione di armi. Cappelli ha una condanna all’ergastolo con l’isolamento diurno di un anno per associazione con finalità di terrorismo, concorso in rapina aggravata, concorso in omicidio aggravato, attentato all’incolumità e altro. Tra gli altri reati, risulta responsabile degli omicidi del generale dei carabinieri Paolo Galvaligi nel 1980, dell’agente di polizia Michele Granato nel 1979, del vice questore Sebastiano Vinci nel 1981 e del ferimento del segretario della sezione Dc di San Basilio a Roma Domenico Gallucci e del vicequestore Nicola Simone nel 1980. Manenti ha una condanna all’ergastolo per l’omicidio aggravato dell’appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri, assassinato a Bergamo il 13 marzo 1979. Deve espiare anche due anni e 6 mesi per ricettazione e porto abusivo di armi e tre anni e 6 mesi per associazione sovversiva e partecipazione a banda armata Nuclei Armati Contropotere Territoriale. Petrella deve scontare l’ergastolo con isolamento diurno di 6 mesi per omicidio. In particolare, è stata condannata per l’omicidio del generale Galvaligi, il sequestro del giudice Giovanni D’Urso, l’attentato al vice questore Simone e il sequestro dell’assessore regionale della Dc Ciro Cirillo con l’uccisione dei due agenti della scorta. Pietrostefani, militante di Lotta Continua, è gravato da un ordine di esecuzione pena emesso nel luglio 2008 dalla procura di Milano di 14 anni, due mesi e 11 giorni per l’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi, avvenuto il 17 maggio 1972 a Milano. Tornaghi deve scontare l’ergastolo per partecipazione a banda armata, propaganda ed apologia sovversiva, pubblica istigazione, attentato per finalità di terrorismo e di eversione, detenzione e porto illegale di armi e violenza privata. Tra i reati per i quali è stato condannato figura l’omicidio del direttore generale della “Marelli” di Sesto San Giovanni, Renato Briano. 

«Il governo esprime soddisfazione per la decisione della Francia di avviare le procedure giudiziarie, richieste da parte italiana, nei confronti dei responsabili di gravissimi crimini di terrorismo, che hanno lasciato una ferita ancora aperta. La memoria di quegli atti barbarici» – ha affermato il premier Mario Draghi – «è viva nella coscienza degli italiani. A nome mio e del governo, rinnovo la partecipazione al dolore dei familiari nel ricordo commosso del sacrificio delle vittime».

«Il nostro pensiero si rivolge soprattutto alle famiglie dei tanti, troppi caduti, delle stragi di matrice terroristica. Un risultato importante che purtroppo non potrà porre fine all’immenso dolore per i drammatici lutti e che alimenta speranza al sempre maggiore bisogno di giustizia agognato nel corso degli ultimi decenni. Ora ci si aspetta che ciò rappresenti un ulteriore tassello per ricostruire finalmente la verità storica di anni particolarmente bui» – ha commentato, invece, l’Associazione Vittime del Dovere.

Diversi i commenti anche dei familiari delle vittime degli attentati. «Rispetto per la giustizia, rispetto per i provvedimenti, ma sono passati davvero tanti anni ed era qualcosa che sarebbe dovuta avvenire molto tempo prima. I parenti delle vittime attendevano da lungo tempo questo provvedimento, ma non può essere considerato un nostro risarcimento. La giustizia e i procedimenti giudiziari devono fare il loro corso, certo, ma mi asterrei dal fare commenti di soddisfazione di fronte a questa vicenda» – ha commentato Sabina Rossa, figlia di Guido Rossa, l’operaio dell’allora Italsider di Genova ucciso dalle Br il 24 gennaio 1979. «Gli arresti degli ex brigatisti in Francia non sono solo una soddisfazione per noi parenti delle vittime, ma per tutto il nostro Paese. È una giustizia che doveva essere assicurata molto tempo fa» – si è espresso, invece, Adriano Sabbadin, figlio del macellaio Lino Sabbadin, ucciso nel 1979 a Santa Maria di Sala (Venezia) dai Pac. – «I nostri morti non sono andati in prescrizione».

I 7 arrestati ora compariranno entro 48 ore dall’arresto di fronte alla procura generale della Corte d’appello di Parigi, un giudice stabilirà poi le misure cautelari che rimarranno in vigore fino a che non sarà completato l’esame della  richiesta di estradizione. Uno dei tre ricercati, Luigi Bergamin, invece, si è costituito presentandosi a palazzo di Giustizia di Parigi assieme al suo avvocato. La prescrizione per le sue condanne è scattata lo scorso 8 aprile, ma i termini sono stati interrotti dal magistrato di sorveglianza milanese Gloria Gambitta su richiesta del pm Adriana Blasco. Si attendono aggiornamenti sugli altri due in fuga: il 10 maggio scatterà la prescrizione per l’ex brigatista Maurizio Di Marzio.

di: Alessia MALCAUS

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