L’appello per fermare l’abbattimento di mufloni nell’Isola del Giglio

Una task force di cacciatori è diretta nell’Isola per estirpare una razza ritenuta alloctona

A partire da lunedì 22 novembre una squadra di cacciatori si recherà nell’Isola del Giglio per abbattere i mufloni che la popolano. La decisione, rilanciata dal progetto Life Letsgo Giglio, è stata adottata dall’ente Parco Arcipelago Toscano perché si ritiene che il muflone non sia autoctono e risulti doppiamente dannoso: contaminerebbe la biodiversità ambientale e provocherebbe ingenti danni alle coltivazioni. Si scaglia contro questo piano Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi ed ex-senatore.

Insieme a D’Anna anche la LAV e altre associazioni ambientaliste hanno criticato il progetto, decisamente drastico, di sterminare i 30 capi di mufloni presenti sull’Isola.

La presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente Michela Vittoria Brambilla, che guida anche l’intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, ha annunciato un esposto in Procura e un reclamo ufficiale alla Corte dei Conti Europea, dato che l’invio dei cacciatori costerebbe 1,6 milioni di euro provenienti da fondi nazionali ed europei. Fra le associazioni che hanno alzato la voce anche Green Impact e l’Italian Horse Protection.

Del resto, secondo D’Anna gli stessi agricoltori del territorio “lamenterebbero danni esigui (e ristori ancora più bassi) a causa dei mufloni” che non giustificherebbero un intervento così definitivo come l’abbattimento di massa. Di diverso parere è il consigliere regionale della Lega Andrea Ulmi che ha presentato un’interrogazione proprio per dar voce alle istanze degli imprenditori agricoli locali.

Il nodo del dibattito starebbe dunque nella soluzione da adottare. Le controparti di Ulmi suggeriscono soluzioni più blande e meno cruente come la sterilizzazione mirata, l’istituzione di riserve protette o la dislocazione di alcuni esemplari in altre zone.

di: Marianna MANCINI

FOTO: PIXABAY

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