Riforma Cartabia: fiducia in mano alla Camera

Questa sera in programma il voto dei deputati, se approvato il provvedimento passerà a Palazzo Madama

Dopo la discussione generale di ieri in cui la Camera ha bocciato le due pregiudiziali di costituzionalità presentate (leggi qui), la riforma della giustizia della ministra Cartabia ha ottenuto la fiducia posta dal Governo. Portavoce della richiesta è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, alla ripresa dei lavori in Aula dopo la Conferenza dei capigruppo. Dopo il voto sulle pregiudiziali, ad illustrare il provvedimento è stata la deputata e relatrice M5S al Ddl di riforma, Giulia Sarti.

Oggi a distanza di 24 ore, come da regolamento, la Camera sarà chiamata a due voti di fiducia sulla riforma: le dichiarazioni di voto avranno inizio alle 20.45 mentre due “chiame” saranno intorno alle 22.30. Domani, martedì 3 agosto, invece, a partire dalle 9 si voteranno gli ordini del giorno presentabili oggi entro le 14. A quel punto la Camera sarà chiamata ad esprimere il voto finale sul provvedimento che passerà poi in esame al Senato.

Ieri, a sollevarsi contro il disegno di legge e le dichiarazioni di D’Incà, ci hanno pensato i deputati di Alternativa, gruppo di minoranza di ex appartenenti al gruppo M5S, che hanno occupato i banchi del Governo urlando “vergogna” come gesto di protesta in particolare nei confronti della limitazione degli spazi del Parlamento. L’ordine in Aula è stato subito riportato dal presidente della Camera Roberto Fico. Anche i deputati di Fratelli d’Italia hanno attuato un rigoroso ostruzionismo parlamentare con interventi a raffica, continui richiami al regolamento, interruzioni, cartelli. È stata inoltre avanzata la richiesta di voto a scrutinio segreto, respinta da Fico. 

Il timore che all’interno dei pentastellati potesse verificarsi uno strappo è stato parzialmente confermato dall’assenza di alcuni deputati, 57 in tutto di cui 13 assenti giustificati perché in missione. L’ex premier Giuseppe Conte ha quindi indetto una riunione con i 5 stelle per fare il punto sulla riforma e condividere all’interno dei gruppi decisioni e trattative portate avanti dagli esponenti. Il confronto in assemblea, come affermato da Conte, è stato “un passaggio durissimo“. «Devo dire che siamo usciti da una situazione difficile in cui non si mostrava alcuna via d’uscita – ha aggiunto. – Qualcuno dice che abbiamo accettato un compromesso al ribasso: questa è una rappresentazione assolutamente falsa. Oggi c’è stato un episodio che non mi è piaciuto. È vero che era domenica, che la nostra presenza non era fondamentale ma noi la nostra forza politica la dimostriamo con la compattezza. Chi vuole bene al M5s partecipa alle votazioni ed ai processi decisori compattamente, esprimendo la nostra linea». Sulla possibilità del voto sul web si è poi così espresso: «questo passaggio sulla riforma della giustizia non merita una votazione sul web: la riforma rimane la riforma Bonafede e quindi non tradiamo nessun valore e non tradiamo nessun principio. Non possiamo presentarci e svolgere l’attività politica, istituzionale e di governo se ogni volta dobbiamo passare per il voto sul web».

Da quanto appreso Conte ha poi detto ai parlamentari: «quando ragioniamo di queste cose, come la giustizia, vi dovete fidare di chi ha le competenze. Bisogna partire dalla conoscenza tecnica approfondita delle questioni altrimenti andiamo avanti a slogan come tutti gli altri e smettiamo di fare politica. Noi andiamo avanti a competenza e capacità. E cuore. Io ho l’impressione che molte delle reazioni che ho ascoltato siano frutto di pressioni che arrivano dai social, dalla base. Ma noi dobbiamo agire con la conoscenza, altrimenti smettiamo di fare politica». Ad Alessandro Melicchio, che ha votato sulle pregiudiziali in dissenso rispetto al gruppo ha commentato: «con il tuo voto hai mancato di rispetto a tutti i tuoi colleghi ed è arrogante e presuntuoso pensare che la tua coscienza sia più importante di quella collettiva e dei tuoi colleghi. D’ora in poi queste cose devono cambiare!». 

Lo stesso Alfonso Bonafede, ex Guardasigilli, ha affermato: con tutte le difficoltà che ciascuno di noi può vivere io dico a chi mi chiede cosa farò: io voterò la fiducia, darò il mio voto favorevole orgoglioso di far parte di un gruppo che ha deciso di contare su una questione importante come la giustizia. Io ho deciso di dare il mio contributo tecnico di fronte al bivio che si poneva al M5s: quello di incidere o di restare passivo ad assistere a quello che sarebbe stata la riforma con la consapevolezza che siamo in una maggioranza in cui su questi temi c’è una differenza di prospettive netta. Di fronte ad un rischio, se io ho la possibilità di ridurre drasticamente i danni e forse di ridurli totalmente, di azzerare il numero di tutta quella fetta di processi che sarebbero andati in fumo, non posso dire che non faccio nulla perché non è quello che avrei voluto».

Ora, dunque, si attende di scoprire quale sarà il destino del provvedimento. Nel frattempo, però, David Ermini, vicepresidente del Csm, interrogato da Repubblica ha messo in guardia dal fatto che “per raggiungere gli obiettivi, garantendo la non impunità e mettendo al sicuro i processi incorso, non basta una legge, servono più risorse“.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA

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